Il Tirreno

Versilia

Il primario di pediatria: i bimbi al mare in sicurezza ma il rischio zero non esiste

GIAN UGO BERTI
Il primario di pediatria: i bimbi al mare in sicurezza ma il rischio zero non esiste

Il dirigente dell’Asl Nord Ovest Luigi Gagliardi raccomanda ai genitori di non abbassare la guardia sulle misure anti-contagio 

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l’intervisTa

Bambini al mare in sicurezza: un percorso fattibile. Molto, però, dipenderà da quanto i genitori sapranno vigilare affinché le precauzioni vengano applicate. È un messaggio preciso e chiaro che indica la vera catena di comando in tema di tutela della salute contro l’infezione da Coronavirus. I rischi, comunque, ci sono. A proporlo è Luigi Gagliardi, direttore unità operativa Neonatologia e Pediatria dell’ospedale Versilia, direttore Area Pediatria Asl Toscana Nord Ovest.

Anche per la scuola il rischio zero non esiste. Sono state chiuse le scuole per limitare il contagio. Ma, al mare, l’inevitabile contatto fra i bambini può facilitarlo? Un bimbo asintomatico, ad esempio, può trasmettere il virus all’amico e questo, a casa, fare altrettanto al nonno, il più fragile sotto il profilo difensivo della famiglia. È possibile?

«Purtroppo è possibile. Però sembra chiaro che i bambini non solo si ammalano meno gravemente degli adulti, ma anche che si ammalano meno frequentemente, anche tenendo conto degli asintomatici. Sembra inoltre evidente che non sono dei grandi diffusori del virus, comunque dobbiamo sempre essere il più possibile concreti e basarci sulle conoscenze scientifiche nel valutare i rischi. Teniamo conto che un rischio zero non esiste: però sembra chiaro che i bambini non solo si ammalano meno gravemente degli adulti, ma anche che si ammalano meno – anche tenendo conto degli asintomatici. Non sembra neanche che siano dei grandi diffusori del virus (i cosiddetti “superspreaders” , come il primo paziente covid, il maratoneta di Codogno). Teniamo anche conto che i bambini in genere vivono con i genitori e la fascia di popolazione dai 20 ai 40 anni è pure abbastanza risparmiata come ci dicono i dati dell’Agenzia regionale di sanità e come confermano le nostre ricerche sulle donne al momento del parto. Quindi, probabilmente, al momento attuale questa fascia di popolazione è abbastanza tranquilla. Tutto questo ci fa ben sperare. Attenzione però a non abbassare la guardia. Le misure che ci chiedono (lavarsi le mani, tenere le distanze, indossare la mascherina) non sono fanfeluche, sono la base per non trovarci tra un mese di nuovo nel bel mezzo della crisi. Dobbiamo essere molto chiari, convinti e convincenti. I genitori devono – per il bene di tutti: figli e familiari in primis – vigilare in modo che le precauzioni siano messe in atto».

Ci sono più rischi a portare il bambino al mare o tenerlo in qualche modo a casa?

«La malattia si trasmette tramite contagio interumano. È chiaro che se un bambino sta a casa da solo e non viene in contatto con nessuno, non può contagiarsi e non può contagiare nessuno. Però corriamo rischi diversi: è possibile e normale che un bimbo stia da solo o senza contatti con altri?»

Con la riapertura delle scuole, avremo molti più problemi del mare e dell’estate?

«Un rischio zero, come prima della pandemia, non è possibile. Sicuramente non è equo, non è giusto, non è possibile privare un bambino della scuola. Pagheremmo un prezzo altissimo in termini di salute mentale e aumento della disuguaglianze, oltre che di altri danni a distanza. Si tratta di poter fare le scuole in modo il più possibile sicuro. Un paese moderno non può rinunciarvi. Poi, se andare al mare sia più pericoloso di andare a scuola, non lo so. Il meccanismo di contagio è lo stesso, se è pericolosa la scuola, lo è anche andare al mare. Dipende molto da come ci arriviamo, in termini di circolazione del virus. Se andare al mare avrà portato a un nuovo aumento della circolazione del virus (la temuta seconda ondata), allora avremo fatto un bel pasticcio. Per ridurre i rischi futuri, dobbiamo arrivare a settembre con una circolazione del virus bassa come adesso». —

GIAN UGO BERTI

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