Il Tirreno

Versilia

«Un patto per la ripresa perché l’economia non affondi»

«Un patto per la ripresa perché l’economia non affondi»

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Finché eravamo obbligati a stare in casa ed avevamo la paura vera di rimanere contaminati dal virus non ci stavamo rendendo conto di cosa sarebbe successo dopo. Arrivati a maggio i nodi sono venuti al pettine, i soldi non sono arrivati o sono arrivati a gocce, con le prime bollette non sospese abbiamo scoperto che il pane fatto in casa ci è costato 15 euro al chilo e se non si rimette in moto l’economia non moriremo di Covid19 ma di fame. Si deve cominciare a uscire, riaprire le attività e rimettere in moto l’economia locale. Facile a dirsi, quasi impossibile a farsi. Riaprire un’attività significa investire cifre importanti per sanificazione, logistica per il distanziamento, test sierologici per i dipendenti e, soprattutto, responsabilità civile e penale nei confronti di un eventuale contagio, sia dei dipendenti che dei clienti. Riaprire adesso significa aumentare i costi e diminuire in maniera drastica i ricavi. Significa indebitarsi e peggiorare ulteriormente la componente debitoria delle aziende. Ritengo molto probabile che tanti imprenditori sceglieranno volutamente di non riaprire più, oppure - chi può permetterselo - riaprire per la stagione 2021 .

Cosa succederà invece alle persone che lavoravano nelle aziende che decideranno di non riaprire? Con le aziende chiuse che non pagano i contributi dove si troveranno le risorse per gli ammortizzatori sociali? Non mi sento in grado di giudicare chi non se la sente di andare avanti e preferisce chiudere. Aprire un bar, un ristorante, un hotel, uno stabilimento balneare, per chi? Forse a luglio cominceremo a rivedere un minimo di flussi turistici ma solo di italiani e di seconde case: gli stranieri li rivedremo il prossimo anno.

Veniamo alla Versilia. L’indotto che genera il turismo è di quasi 10mila posti di lavoro. La prima azienda del territorio e l’unica azienda che può dare lavoro anche a persone con bassa scolarizzazione, persone che nel turismo diventano preziose e contese perché hanno mani d’oro e voglia di lavorare. Saranno loro i primi a pagare il prezzo e sarà la comunità che dovrà farsene carico fino alla prossima stagione, altrimenti, non so cosa potrà accadere in città il prossimo inverno. Credo che la nostra comunità dovrebbe fare un patto per la ripresa, un patto per ridurre almeno del 50% le locazioni commerciali, un patto per eliminare temporaneamente gli oneri sociali dalle buste paga, un patto per portare l’Iva sul comparto turistico al 5%, un patto per provare in tutte le maniere a riaprire le attività, un patto per darci una mano l’uno con l’altro. Solo in questo caso e solo con questi accordi potremo veramente dire “Andrà tutto bene”». —

Associazione Culturale

Viareggio e Torre del Lago

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