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Strage, il virus ferma gli appuntamenti del Mese della memoria

d.f.
Strage, il virus ferma gli appuntamenti del Mese della memoria

Undici anni dopo la strage, l’associazione dei familiari delle vittime sceglie lo stop a tutti gli eventi pubblici «Vicini alla nostra comunità»

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viareggio

È la scelta più difficile per chi da undici anni è in strada, impegnato a battersi per la sicurezza ferroviaria ed affinché le 32 vittime del disastro ferroviario di Viareggio abbiamo verità e giustizia per quanto accaduto la notte maledetta del 29 giugno 2009. Quando un treno carico di Gpl ha deragliato poco dopo essere entrato in stazione, una delle cisterne si è squarciata, il Gpl è uscito ed ha raggiunto le case di via Ponchielli e via Porta Pietrasanta dove tutto è diventato fuoco, fumo, macerie, lutti, ustioni. «Siamo fortemente dispiaciuti ma, visto il momento difficile che sta passando la nostra comunità, non è stato possibile come ogni anno, insieme e grazie a tutte le associazioni, gli artisti e la Biblioteca Immaginaria, organizzare gli appuntamenti che avrebbero caratterizzato il Mese della Memoria 2020», annuncia Marco Piagentini, presidente della associazioni “Il mondo che vorrei”, nata per riunire i familiari delle vittime della strage di Viareggio.

«Capiremo nelle prossime settimane se ci potrà essere spazio per altre, nuove e diverse iniziative, consapevoli che è ancora lunga la strada per arrivare alla verità, alla giustizia ed alla sicurezza» lungo i binari d’Italia».

Manca, infatti, ancora il terzo grado di giudizio e non è ancora stata fissata la data dell’udienza in Cassazione. Dove si arriva con due sentenze (Tribunale di Lucca e Corte d’Appello di Firenze) che - sia pur con argomenti in parte diversi - hanno visto la condanna dei manager di Ferrovie e delle sue aziende, all’epoca dei fatti.

Sentenze che i familiari hanno messo sul tavolo dei ministri dei trasporti che si sono fin qui succeduti mettendo in evidenza come le stesse siano «veri e propri manuali di sicurezza ferroviaria». Al momento rimasti inascoltati, pur avendo i giudici di primo e secondo grado messo in evidenza che il disastro ferroviario avrebbe potuto essere evitato.

Ancora una volta, con lo stop al Mese della memoria che mette in luce tutto il lavoro fatto, anno dopo anno, i familiari delle vittime del disastro ferroviario dimostrano quanto il tema della sicurezza (anche sul fronte odierno, quello della salute) sia fondamentale per salvare vite. —

d.f.

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