Il Tirreno

Versilia

IL PROCESSO 

Quattro anni all’investitore di Andrea «È una pena troppo bassa, siamo distrutti»

luca cinotti

La sentenza nei confronti di Anthony Caturano, che travolse e uccise il 21enne in Darsena, lascia amareggiata la famiglia

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VIAREGGIO

Erano tutti presenti, ieri mattina. Fiorella, Mario e Giacomo Lucchesi, i genitori e il fratello di Andrea, il ventunenne di San Macario in piano a Lucca travolto e ucciso in Darsena a Viareggio nella notte tra il 2 e il 3 febbraio 2018. E poi Anthony Caturano il venticinquenne di Torre del Lago, che era alla guida dell’automobile che investì Andrea insieme all’amico Fabio Biagini. Tutti nell’aula del tribunale di Lucca, dove il giudice dell’udienza preliminare Riccardo Nerucci ha pronunciato la sentenza del processo per omicidio stradale: quattro anni di carcere per Caturano, oltre alla sospensione della patente di guida per due anni e nove mesi.

Il giudice ha accolto la richiesta formulata dalla procura della repubblica che ha portato avanti l’accusa di omicidio stradale aggravato dalla guida in stato di ebbrezza e dall’omissione di soccorso.

Una sentenza che mamma Fiorella commenta con un filo di voce, nel pomeriggio, dopo essere andata nel cimitero dove è sepolto Andrea: «C’è molta amarezza, speravo che almeno un pochino di carcere lo facesse. È qualcosa di deludente, di distruttivo. Cosa devo pensare? Che mio figlio fosse nel posto sbagliato al momento sbagliato? Che fosse lui il colpevole? Lui che aveva sì bevuto, ma che stava camminando, mentre l’altro guidava ubriaco?».

Una raffica di domande che portano dritto al punto centrale della sentenza: il calcolo della pena, ritenuto troppo bassa dalla famiglia di Andrea e dal loro avvocato Cristiana Francesconi, che li ha seguiti durante questi oltre due anni di calvario.

La pubblica accusa è partita da una pena base di nove anni. Ha considerato poi un concorso di colpa di Andrea nell’incidente, riducendo la pena di un terzo (avrebbe potuto farla scendere della metà), quindi sei anni. A questo ammontare è stato applicato lo sconto previsto dal rito abbreviato (un altro terzo), arrivando dunque ai quattro anni della sentenza.

«È una pena francamente ridicola - attacca l’avvocato Francesconi - per un imputato che era ubriaco e che ha nascosto l’auto dopo l’incidente. Anche ammettendo il concorso di colpa di Andrea, se il calcolo fosse partito da una pena base più alta non ci saremmo trovati di fronte a questo».

In sostanza - aspettando le motivazioni della sentenza - è stato accolta almeno in parte la tesi difensiva del legale di Caturano, Fabrizio Miracolo, secondo il quale Andrea stava camminando troppo in mezzo alla strada.

Ieri, a palazzo di giustizia, le strade della famiglia Lucchesi e di Caturano non si sono incrociate, come avvenne invece in occasione del colloquio dopo la penultima udienza: «Avevo dato già - dice la signora Fiorella - ed ero già stata male quella volta».

Il giudice ha disposto anche le provvisionali per le parti civili: centomila euro per ciascuno dei genitori, cinquantamila per il fratello, ventimila per ciascuno dei tre zii, cinquantamila per la nonna e quindicimila per la nipote di Andrea. Cifre che è tutto da dimostrare saranno onorate. Così come in salita è la possibilità di un processo di secondo grado. Che può essere chiesto dall’imputato, ma non dalla procura né dalla parte civile.

«Potremmo valutare - dice l’avvocato Cristiana Francesconi - di chiedere che sia la procura generale a fare appello, ma è una strada difficile».

E una strada che la famiglia non sembra essere interessata a percorrere: «Per noi è finita qui - dice Fiorella -. Ci rassegniamo e basta, si vede doveva andare così».

Per quanto riguarda i tre ragazzi che il 5 febbraio del 2018 si trovavano nell’auto guidata da Caturano, hanno dovuto rispondere di omissione di soccorso. Dopo avere ottenuto la messa alla prova hanno effettuato le quaranta ore di servizio sociale previste e hanno di fatto pagato il loro conto con la giustizia. A giugno c’è stato il cosiddetto “atto del compimento della prova”. —

luca cinotti

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