Toscana
Il batterista degli anni d’oro che fa leggere Valdicastello
Giò di Torquà ha 82 anni, ha suonato alla Bussola con Mina, Modugno e Ranieri e gestisce l’edicola aperta dai genitori nel lontano 1922 vicino a Casa Carducci
PIETRASANTA
Casa Carducci è a un passo di sguardo. Giorgio Coluccini – per tutti Giò di Torquà – la osserva ogni giorno dal cuore della sua vita: quella piccola-grande edicola, “Parole e musica”, che anima la comunità di Valdicastello. «Un’edicola aperta da mio padre Torquato nel 1922 insieme a mamma Leontina Mazzocchi e che poi ho deciso di portare avanti, dopo una vita che mi aveva accompagnato altrove, una quarantina di anni fa. Sono sempre al mio posto di lavoro, perché in questo spazio, fino alla pandemia, si vendeva un po’di tutto: è una sorta di emporio. Sa quanti giorni la mia saracinesca resta abbassata durante l’anno? Solo quattro volte. Secondo me è un record che pochi possono vantare».
La vita che ha accompagnato “Giò” altrove è quella della musica: superbo batterista ha condiviso i palchi prestigiosi della Bussola, e non solo della Bussola, con Mina, Domenico Modugno, Massimo Ranieri. Ma questa è un’altra storia: Giorgio Coluccini, oggi, a 82 anni, vive in simbiosi con il presente. «Sono settimane complicate: le persone hanno giustamente paura, i contatti sono più fugaci. Un saluto, due battute, la mascherina, il gel disinfettante, i guanti, le distanze. La nostra vita è cambiata: io mi attengo a tutte le prescrizioni, ma ovviamente due chiacchiere me le faccio volentieri. In un paese piccolo come il nostro si vive così».
Giò non può sobbarcarsi le consegne a domicilio dei giornali («e come faccio?») però da ingegnoso qual è un sistema lo ha inventato. «Quando un cliente viene a prendere il giornale e so che va verso una determinata via gli lascio qualche altra copia da consegnare ai vicini. Poi per pagare c’è tempo: qui ci conosciamo tutti».
E comunque, nonostante il periodo complicato e i mille pensieri che attraversano le nostre ore, c’è voglia di leggere. «È proprio così: di giornali – spiega Giò – ne vendo molti. Le persone vogliono leggere, conoscere, sapere come vanno le cose. Mi sembra un fatto importante. E io sono qui per questo: al mattino mi alzo con il pensiero di andare incontro alla mia gente. Mi piace».
Ogni tanto, Giò di Torquà, come detto, si volta indietro e ripensa al suo passato da musicista. «Sono stati anni bellissimi: ne avrei così tante da raccontare. La batteria Rogers è sempre là, in un angolo della casa. La guardo e mi sento salire un’emozione fortissima. Però non è più tempo di suonarla. Appartiene ai miei ricordi, forse quelli più belli». Un paese, Valdicastello, incorniciato intorno alla casa natale del poeta che da sempre porta in dote turisti di ogni dove: la prossima estate, probabilmente, non sarà così. «Lo sappiamo che ci aspettano settimane ancora difficili. Ma poi – chiosa Giò – arriverà il tempo di ricominciare. E anche una semplice stretta di mano, quel giorno, ci sembrerà qualcosa di meraviglioso». —
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