Il lutto
Cresce la voglia di bicicletta: «Vogliamo città in cui girare sicuri»
I cittadini si organizzano in gruppi di opinione per una mobilità alternativa alle automobili
viareggio
Due mesi e mezzo di ritmi diversi, meno frenetici, più lenti da una parte e dall’altra -soprattutto nelle città più grandi - l’esigenza di una ripresa della vita quotidiana al sicuro dal contagio, che significa anche modalità diverse di mobilità. «Si tratta di ridisegnare la mobilità creando collegamenti ciclabili per ogni parte della città e mettendo in sicurezza percorsi quali i cavalcaferrovia e la rotonda di Largo Risorgimento», è la richiesta del gruppo “Per una città felice”, tramite Diego Bianchini.
Dalle donne che hanno dato vita al gruppo informale “Viareggio lenta” è arrivata al sindaco Giorgio Del Ghingaro una accorata lettera per «chiudere al traffico delle auto le zone strategiche della nostra città, almeno per il fine settimana, in modo che le famiglie, i bambini, gli anziani, i giovani riscoprano una Viareggio lenta e dolce ma non meno meravigliosa».
Lettera è arrivata al primo cittadino anche da un gruppo di residenti in Darsena. «Ma è necessario dover vivere una pandemia per poter usufruire e apprezzare a livello di comunità un luogo così bello di Viareggio?», così le parole per formulare la richiesta: «Un progetto che permettesse di ripetere l’esperienza vissuta nei giorni della fine del lockdown anche in condizioni normali, magari cominciando a chiudere al traffico il viale dei Tigli, almeno nei fine settimana da via Virgilio a via del Comparini». Chiusura che è arrivata, ma non per la parte più “vissuta”, locali compresi, da via Corridoni a Torre del Lago. Provvedimento che «appare risibile e alimenta l’equivoco che la bicicletta sia un mezzo utile solo per lo svago», è l’opinione di Bianchini che continua: «Non è così: è e può diventare un vero mezzo di trasporto per ogni occasione e l'amministrazione è ora obbligata a fare azioni utili in tal senso». Ora che il decreto “Rilancio” sono previste le corsie ciclabili, ovvero quella parte di corsia veicolare, con destinazione esclusiva alla circolazione dei velocipedi senza promiscuità di circolazione con altri veicoli. Ed anche la “Casa avanzata”, per l’arresto delle due ruote a pedali, da realizzarsi «lungo le strade con velocità consentita inferiore o uguale a 50 chilometri/ora, anche se fornite di più corsie per senso di marcia, ad una distanza pari almeno a 3 metri rispetto alla linea di arresto stabilita per il flusso veicolare».
Ai sindaci della Versilia si sono rivolti, in queste settimane, anche gli architetti Massimo Ceragioli e Giovanna Simonelli, esperti di mobilità alternativa che sollecitano la convocazione della Consulta della bicicletta: «Per fare ripartire la Versilia la mobilità ciclistica è una risorse preziosa anche come volano per la ripresa del turismo. Ma per cogliere questa opportunità è necessario che i Comuni si attivino subito per creare una vera e propria Rete di mobilità di emergenza, intervenendo con modifiche a basso impatto economico per trasformare le vie cittadine (e quelle di collegamento con frazioni e comuni limitrofi) in percorsi ciclabili sicuri». —
donatella francesconi
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