Il Tirreno

Versilia

lo chef dei personaggi 

Libero: a Pietrasanta sarà peggio, rischiamo di mandare tutti a casa

irene arquint

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PIETRASANTA

Libero Musetti nasce maitre di scuola, la scuola della vita. Passando per locali cult della Versilia. Il Gabbiano degli anni Ottanta dove ha servito Cicciolina, Don Backy, Patty Pravo. Da Giorgio dove il pesce si mescolava alla letteratura e l’arte, la Lanterna di Mario, il Margherita in Passeggiata a Viareggio, il barman quando il Palazzo della Spiaggia a Marina di Pietrasanta vantava 5 stelle, l’Augustus a Forte e il Bistrot, quindi Lorenzo. Ha accontentato i capricci di personaggi (Catherine Zeta Jones e Michael Douglas, Naomi Campbell, Marina Ripa di Meana) e cittadini qualunque, sempre con il medesimo modo di fare. La firma per un uomo di sala, il tocco che in ciascuno fa la differenza. «Poi sono arrivagli gli chef star e i riflettori si sono spostati – commenta – ma la sala fa la metà del successo di un ristorante. Questo virus le dà il colpo di grazia, come possiamo nascondere la nostra empatia dietro una mascherina, stappare una bottiglia lontano dal tavolo, lasciare il piatto a distanza». Nel 2013 ha scelto il centro storico di Pietrasanta e vi ha aperto la sua personale sfida a questo mondo, in via Stagi. Nel marzo 2016 ancora un locale, il Circo, venduto esattamente 4 anni dopo. «Questa pandemia e le misure per la ripresa, ci mettono con le spalle al muro – dice – ma sono ottimista. Ce la faremo. Certo dovremo cambiare modo di lavorare e soprattutto le istituzioni ci dovranno aiutare». Come? «Annullando tassa dei rifiuti e suolo pubblico. Almeno per i mesi in cui siamo stati chiusi, se non per tutto l’anno – suggerisce Musetti – e poi rendere liberi i parcheggi per invogliare i clienti a cenare in centro». Libero, il locale di via Stagi, è il classico esempio della ristorazione di boutique del centro storico di Pietrasanta. Piccoli fondi, con pochi tavoli. Molti di loro non sanno se riapriranno. «Stando alle ultime disposizioni sulle distanze per la riapertura, perderemo il 70% dei coperti – spiega – Degli 11 tavoli interni a cui nella bella stagione ne aggiungevo altrettanti fuori, me ne ritroverò 3 dentro e al massimo 5 esternamente, per un totale di 16 coperti. Ciò significa mettere a casa tutti, non prendere stagionali e provare a riaprire in due, io e la mia compagna in cucina». Come hanno fatto in molti, durante la quarantena si è difeso con il delivery, o meglio con le consegne a domicilio di vino. Di cui si intende, e parecchio. Ma anche lì, per portare a casa il salvabile, ha annullato tutti i nuovi ordini. «A giugno riapriremo con quel che c’è in cantina e riassortiremo strada facendo. Non possiamo più permetterci di fare magazzino». —

irene arquint

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di Redazione web