Gioco
Addio a Gaetano Di Blasi Fu chiamato ad indagare sul sequestro Lavorini
viareggio
È stato per ben 18 anni (dal 1969 al 1987) alla guida del Commissariato di Pubblica sicurezza (allora la Polizia di Stato si chiamava ancora così). Gaetano Di Blasi, 94 anni, venerdì sera ha lasciato la figlia Lucia, i parenti, tantissimi amici ed ex poliziotti che lo stimavano e gli volevano bene. E, in definitiva, la città in cui aveva scelto di vivere (lui che proveniva dalla Sicilia) e in cui aveva trascorso gran parte della sua carriera (da qui, poi, nominato questore, avrà incarichi a Siena e a Lucca.
Di Blasi era stato per lavoro anche a Viareggio: prima di arrivare a Montecatini, quando era ancora commissario a Portoferraio, infatti, fu incaricato di seguire il caso del sequestro di Ermanno Lavorini.
Per suoi meriti (soprattutto l’intuito investigativo) e per il contesto storico in cui ha operato, Di Blasi si è trovato spesso a incrociare quella cronaca che poi è diventata anche storia di Montecatini e del Paese. Sue furono molte indagini sull’infiltrazione mafiosa in Valdinievole seguita alla tumultuosa crescita economica trainata dalle Terme e da tutto quanto ruotava intorno al business del turismo, quando gli alberghi erano pieni e Montecatini era ancora una città che nell’immaginario degli italiani significava la “bella vita”. Ma anche le scommesse, il “totonero”, i locali notturni. E la malavita attratta da questo vorticoso giro di denaro. Di Blasi è stato anche sulle tracce della banda Gesmundo, specializzata nei colpi in banca e famosa per la rapina di via Osoppo a Milano. Ma, soprattutto, fu lui il primo a capire che dietro l’omicidio dell’appuntato della Polizia stradale Bruno Lucchesi, il 23 ottobre 1976, al casello autostradale di Montecatini, c’era la mano di Renato Vallanzasca. —
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google