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il sindacato 

Braccini: «Un modello produttivo da ridefinire»

D.F.

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«Se l’Inail ha ritenuto il settore della nautica come uno di quelli a basso rischio e a bassa aggregazione sociale, come annunciato da Confindustria nautica, allora l’Inail sbaglia di grosso»: così il segretario della Fiom-Cgil regionale toscana, Massimo Braccini. Il quale disegna un quadro esattamente opposto, nel quale alcuni cantieri della grande nautica hanno fatto i conti con numeri importanti di contagiati, tra addetti diretti e appalti: «La nautica è un settore particolare, gran parte delle lavorazioni vengono svolte a bordo delle imbarcazioni in spazi ristretti», continua il sindacalista. Nel corso degli anni «le aziende hanno improntato modelli di sviluppo a nostro avviso distorti, fondati sulla produzione in appalto e sub appalto, in un rapporto diretti/indiretti che non ha ragion d’essere, scelta che adesso rischia di far pagare un prezzo altissimo a tutto il settore». Molti lavoratori - sottolinea Braccini - «provenivano da altre regioni o da altre nazioni e non tutti avevano contratti regolari. Con questa emergenza tanti sono tornati alle proprie abitazioni e sarà difficile ritrovare la stessa occupazione con gli stessi lavoratori che operavano all’interno dei cantieri nautici prima della pandemia». Per questo per la Fiom-Cgil c’è una sola parola d’ordine, oggi: «Il punto è come si riparte in sicurezza e con quale modello produttivo». Per questo la Fiom torna a chiedere la «ripresa la cabina di regia regionale per definire in tempi brevi uno specifico protocollo, avendo ben chiaro che i processi produttivi vanno ripensati e riorganizzati completamente». —

D.F.

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