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Carnevale di Viareggio
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I sessant’anni di Alessandro Avanzini: «Volati in un batter di ciglia»

Claudio Vecoli
Alessandro Avanzini
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Alessandro Avanzini

Il più vincente fra i costruttori in attività festeggia il traguardo in quarantena: «Un carro sul virus? Non so, non vorrei offendere la sensibilità degli spettatori»

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Viareggio

Fino ad un paio di mesi fa i suoi sessant’anni non pensava certo di festeggiarli così, trincerato in casa. Alessandro Avanzini, di gran lunga il più vincente fra i carristi in attività, è nato infatti il 21 aprile 1960 in una famiglia dove già si respirava da tempo profumo di Carnevale (il padre Silvano è stato uno dei “grandi” della cartapesta). Ma questo compleanno tondo tondo l’autore di carri-capolavoro come Migranti o Rex-pubblica lo ricorderà per il tono inevitabilmente dimesso della ricorrenza. Anche se quella di ieri non è stata comunque una giornata come le altre. Già, perché quando si è svegliato – complice la regìa occulta della moglie Loredana – a dargli il buongiorno ha trovato un video con il volto sorridente di decine e decine di maschere e di collaboratori che gli hanno regalato i loro ricordi, le loro emozioni, le loro speranze. «Devo dire che mi ha fatto molto, molto piacere. Sono schivo, fin da ragazzino. E non amo i compleanni perché per un giorno sei tu al centro dell’attenzione. Però questa sorpresa mi ha emozionato. Ringrazio tutti, a cominciare da Loredana, perché è stato un regalo che non mi aspettavo».

Insomma, il compleanno è riuscito almeno per un giorno a colorare la monotonia di giornate tutte uguali. «Purtroppo anche noi carristi siamo fermi per gli effetti della pandemia e, come tutti, dobbiamo restare a casa. Nel mio caso, in questo periodo partecipo maggiormente alla vita domestica. E poi sono quello che esce di casa per andare a fare gli acquisti: dalla spesa alle altre cose necessarie alla vita di tutti i giorni. In più la famiglia si è… allargata. Abbiamo infatti adottato una gatta. Ma forse sarebbe più corretto dire che è stata la gatta ad adottare noi, visto che è lei ad essersi trasferita in casa nostra».

L’attività legata al Carnevale, per ora, è praticamente ferma. «In genere un mesetto di tregua per disintossicarci un po’ dopo l’ultimo corso mascherato ce lo prendiamo sempre. Adesso però siamo ad aprile inoltrato e dovremmo cominciare a metterci al lavoro per l’edizione del prossimo anno. Ma con quali certezze? E con quali prospettive? Ma questi sono problemi che riguardano la gran parte della popolazione».

Il primo passo, nel cronoprogramma di un costruttore, è quello di dedicarsi al bozzetto del carro. «Al momento non ho ancora un’idea precisa in testa. Per ora mi diverto a fare qualche caricatura al computer e ad inserirla sulla mia pagina Facebook. So che alcuni colleghi hanno già cominciato a pensare al progetto per il prossimo Carnevale e sono a buon punto, ma non è il mio caso. Se tratterò il tema del coronavirus? Sono combattuto perché, a livello di satira politica, quello che sta avvenendo fornisce molti spunti. Al tempo stesso però è anche un argomento che ha toccato in maniera molto forte tante persone e non vorrei offendere la sensibilità degli spettatori».

Sessant’anni sono un traguardo che porta anche a tracciare un bilancio provvisorio della vita. «Devo dire che, da quando nel Duemila ho perso mio padre e mi sono ritrovato da solo, il tempo è passato via come un battito di ciglia. Gli ultimi sono stati vent’anni molto intensi, ricchi di grandi soddisfazioni, ma che sono trascorsi rapidissimi. E ora che taglio il traguardo dei sessant’anni ho la sensazione un po’ strana di girarmi indietro dopo aver fatto una lunga corsa e non capire bene quanta strada ho fatto. E, soprattutto, non riesco ad immaginare quale possa essere la direzione da prendere adesso. Se posso farmi un augurio è quello di continuare a mantenere intatti l’entusiasmo e l’energia che ho avuto fino ad oggi. Naturalmente restando sempre me stesso». —




 

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