Il Tirreno

Versilia

la testimonianza 

«Noi malati di covid-19 non siamo soli numeri»

g. n.
«Noi malati di covid-19 non siamo soli numeri»

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torre del lago

«Ho visto persone arrivare vive e poi morire, uccise in poco tempo dal virus: sembrava un campo di guerra». Quei venti giorni trascorsi in una stanza del reparto di Urologia trasformato in covid-19 all’ospedale Cisanello di Pisa per Gaetano Favazza sono il dolore che a poco a poco lascia spazio al sollievo, da godersi nella casa di Torre del Lago in compagnia della famiglia e con una bombola di ossigeno di cui servirsi all’occorrenza, «perché adesso c’è da reintegrare», sottolinea il 59enne a voce bassa, lasciando intendere la legittima intenzione di riappropriarsi di una parvenza di normalità.

«Quando sono stato ricoverato, accusavo crisi respiratorie di continuo. Solo dopo due giorni, nonostante chissà quanti tentativi, mia moglie è riuscita a sapere in quale reparto mi trovassi». Alle telefonate (parlando a fior di labbra) con la famiglia hanno (finalmente) fatto seguito le videochiamate, grazie ai tablet e alla connessione di rete pubblica messi a disposizione dei malati di covid-19 con il progetto RainboWiFi. Un’opportunità per (provare a) sopportare quelle giornate scandite dalle pasticche da prendere («una decina») e dai prelievi. «Nella mia stanza c’era un ragazzo di Camaiore, poi l’hanno spostato in un’altra struttura perché stava migliorando». Il ringraziamento al figlio Alessio («il suo gesto dimostra che la sostanza conta più dell’apparenza») e al sindaco Del Ghingaro («per essermi stato vicino») precedono una frase che ogni volta, a sentirla, destabilizza. «I malati di covid-19 sono persone, non numeri. E la comunità lo deve capire». —

g. n.

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