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Lombardi: i miei anni alla guida della città cominciati con il trionfo del 12 aprile 2010
L’ex sindaco rievoca ricordi ed emozioni che hanno segnato il suo mandato amministrativo concluso nel 2015
L’INTERVISTA
Una decade dopo le magliette rosse, la fiumana di anime che invade il centro storico e i cori accennati di “Bella Ciao” sono istantanee impresse su un vecchio video che da qualche giorno rimbalza, nostalgico, via social. Eppure quel 12 aprile 2010, il momento in cui Domenico Lombardi, alla guida di una coalizione di centro-sinistra che surclassò, al ballottaggio, il candidato del centrodestra Daniele Spina, varcò trionfante come nuovo sindaco la soglia del municipio, sembrò veramente l’incipit di un nuovo corso politico a Pietrasanta e la fine dell’era Mallegni. Che invece dal 2015 è tornata a reggere, altrettanto trionfalmente le fila amministrative della città. «Quel 12 aprile provai una sensazione bellissima e tanta responsabilità. Il lungo corteo dal Duomo a piazza Matteotti, i canti, le bandiere, la gioia dei cittadini, i fuochi di artificio della collina, aprivano un percorso di “liberazione”, di rinnovamento» ricorda oggi Lombardi.
Sarà, ma poche settimane dopo le elezioni il suo vice, Luca Mori, si candidò, sui giornali, come suo successore: cosa ne pensò?
«Rimasi stupito, ovvio, ma pensai che il clima delle primarie fosse ancora troppo vicino. Sbagliavo. Nel tempo ho capito di avere fatto un errore di valutazione».
Negli ultimi 20 anni Pietrasanta la “rossa” per antica e a questo punto errata definizione è stata amministrata per quasi 15 dal centrodestra: quali sono stati e quali sono i vostri errori?
«L’animo e i valori della nostra città sono molto cambiati nel tempo. La coesione del centro sinistra è venuta progressivamente ad allentarsi non per mancanza di idee, ma a causa di “personalismi e correnti”. Un errore, sicuro, è stato nella nostra comunicazione: non essere riusciti a fare ben capire infatti ai cittadini la gravità dei problemi da affrontare».
Cinque5 anni di mandato caratterizzati da momenti complicati: il tallio, il 5 marzo, il pre-dissesto dei conti comunali: si è mai pentito di avere accettato la candidatura?
«No, assolutamente anche se è stata dura, ad esempio, di fronte alla richiesta della Corte dei Conti di attivare le procedure per il pre-dissesto anticamera del dissesto finanziario a causa dell’imponente disavanzo e dei debiti fuori bilancio ereditati dalla precedente gestione. Che evitammo con un difficile piano di rientro. Di complicata gestione, ma ritengo alla fine con risposte importanti, anche l’emergenza tallio, dopo l’improvvido acquisto delle miniere da parte del Comune nel 2003, la tempesta di vento del 5 marzo, la chiusura dell’inceneritore, l’inquinamento del mare, i dissesti idrogeologici sul territorio».
C’è chi dice, ancora oggi, che la vera opposizione il sindaco Lombardi, in quei 5 anni, l’ha avuta all’interno della sua stessa maggioranza: è stato così?
«Ho sempre rispettato gli avversari politici. Cert non è mancato il fuoco amico. In più occasioni. Oggi posso dire che dal 2010 al 2015 ha prevalso una scarsa lungimiranza politica di percorsi, personalismi, mancato rispetto in alcuni casi, di elementari valori umani. È questo il vero motivo che mi ha spinto a non accettare la ricandidatura al secondo mandato votata dal direttivo Pd di Pietrasanta, a maggioranza».
Cosa si rimprovera e di cosa, invece, va orgoglioso del suo mandato da sindaco?
«Sono orgoglioso di avere evitato il dissesto finanziario del Comune, di avere contribuito alla chiusura dell’inceneritore, di avere approvato il piano strutturale, di avere portato a livelli internazionali la politica culturale per Pietrasanta, così come del risanamento di Ersu, dell’incremento dei servizi sociali e molto altro. Cosa ho sbagliato? Mi sono troppo chiuso nell’attività amministrativa e sono stato troppo tollerante nella scelta di alcuni collaboratori».
Rispetto al 2010, quanto è cambiata Pietrasanta?
«Molto. Ha perso gran parte della sua identità. Senza una strategia di medio-lungo termine, fondata su valori non solo economici, è destinata ad un periodo di oscurantismo».
Cosa le hanno lasciato 5 anni di sindaco?
«A livello umano la gioia e l’onore di avere dato anni della mia vita al servizio della comunità. Certo, ci sono state amarezze e delusioni, più sul piano personale che politico che ancora oggi non ho superato. La famiglia, il nipote, la scrittura riescono però a portare preziosi e bellissimi raggi di sole nelle mie giornate». —
LUCA BASILE
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