La protesta
A rischio 11mila contratti per gli stagionali in Versilia
Tante sono le assunzioni da aprile a settembre che potrebbero saltare se il turismo versiliese restasse al palo
viareggio
«Questa emergenza, dopo i pericoli per la salute, causerà una crisi economica spaventosa per noi». A dirlo non è un sindacalista né un imprenditore, ma un medico dell’Asl. Chiunque, anche se non lavora con il turismo, si rende conto che la stagione 2020 rischia di essere il punto più basso della tradizione ultracentenaria della Versilia.
La voragine l’ha aperta il coronavirus e potrebbe inghiottire molte imprese turistiche e almeno 11.000 lavoratori stagionali, che sui contratti tra primavera ed estate hanno fondato un modello organizzativo di vita. Che piaccia o no, a rischio è il tessuto sociale versiliese, con conseguenze ad oggi non immaginabili. Non ci sono certezze, infatti, sul fatto che una stagione turistica, in qualche modo, potrà esserci. Anche se limitata a luglio e agosto. Il Governo non sembra aver sciolto il nodo: pare stretto tra le richieste di scienziati e medici, che vorrebbero prolungare il più possibile le misure di sicurezza, e le pressioni delle attività, che temono un crollo dei fatturati da cui sarà molto difficile riprendersi. Con conseguenze sui posti di lavoro.
I conti sono presto fatti. I dati del Centro per l’impiego di Viareggio raccontano che l’anno scorso, da aprile a settembre, sono stati stipulati 9.204 contratti per il lavoro in hotel e ristoranti. Altri 1.853 contratti, sempre nello stesso periodo, sono stati sottoscritti nel commercio. Il totale supera le 11.000 persone impiegate, a cui bisogna aggiungere quelle negli stabilimenti balneari che al momento il Centro per l’impiego non conteggia in maniera separata. Undicimila posti di lavoro veri – perché comunicati al Centro per l’impiego – con undicimila stipendi. Alti o bassi che fossero, ma sempre soldi che entrano in tasca.
«Questi numeri, che pure sono una parte del personale realmente impiegato nel turismo, spiegano l’enormità della situazione – afferma Sabina Bigazzi della Filcams Cgil – siamo di fronte a un dramma, a una bomba sociale. Ad oggi gli stagionali, sulle base del lavoro svolto l’anno scorso, hanno potuto avere il bonus di 600 euro deciso dal Governo. È un inizio, anche se è poco. Ma quello che si prospetta è il collasso di un sistema. Queste persone contano ogni anno sull’impiego estivo e già adesso stiamo ricevendo chiamate di gente disperata perché non sa cosa fare. E dopo la stagione, non avendo lavorato, non si potrà avere il sussidio di disoccupazione».
I sindacati, spiega la Cgil, «si sono già mossi per chiedere forme di sostegno al reddito per questa categoria di lavoratori, che non possono accedere a misure come la cassa integrazione a differenza dei dipendenti stabili. Non ci sono al momento proposte precise, anche perché la discussione è aperta su tutto. Sicuramente – conclude Sabina Bigazzi – ci vorranno degli strumenti imponenti. Magari recuperando quei sussidi di disoccupazione che proprio gli stagionali non potranno richiedere».
Anche le imprese turistiche e le associazioni di categoria si sono mobilitate, proponendo l’inserimento degli stagionali nel paracadute economico previsto dal Governo. —
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