Il Tirreno

Versilia

SIAMO SOLI MA SENZA ESSERCI ALLENATI

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Gli astronauti si preparano psicologicamente per molto tempo al confinamento in cui una missione li obbliga. Con tutte le differenze fra una navicella spaziale e il più spartano dei monolocali, da un mese viviamo tutti in una condizione che ci si avvicina. Qualcuno abita da solo, qualcun altro è a stretto contatto solo con i componenti del suo equipaggio, vale a dire il nucleo familiare. La differenza con gli astronauti è che noi non abbiamo deciso di intraprendere nessuna missione e non abbiamo ricevuto nessun allenamento preparatorio. E così, in questo mese abbiamo cantato sul balcone e abbiamo imparato a cucinare sessantadue varianti di lasagne. Potremmo scrivere saggi esaustivi sulle serie tv dell’ultimo biennio e dal nostro tinello ascoltiamo musicisti, scrittori, personal trainer, maestri di tango e filosofi. E alla fine, dài, ogni giorno ci diciamo che l’abbiamo sfangata.

Ieri notte però mi è capitata una cosa. Stavo leggendo un romanzo ottocentesco ed ero nella fase in cui il libro si abbassa lentamente verso il naso del lettore mano a mano che il sonno si alza silenzioso, come la marea. Il paragrafo narrava di 4 gentiluomini francesi impegnati in una conversazione. Dopo qualche minuto, mi sono reso conto che la mia mente non stava affatto situando la scena al tavolo di un bistrot parigino. I miei quattro protagonisti, con le loro tube e i loro gilet, me li ero immaginati conversare ognuno dal proprio riquadro di schermo, come in una videoconferenza. Una scena anacronistica che il mio immaginario, plasmato dai giorni della pandemia, aveva invece scelto in modo naturale, come prima opzione.

La nostra parte consapevole lotta e resiste, ripete che “andrà tutto bene” e che sarà bellissimo riabbracciarsi come prima. Il nostro inconscio, invece, sta iniziando a modificarsi e ad adattarsi allo shock. L’altra notte credo di aver capito che stiamo affrontando il “distanziamento sociale” come una questione di portare ancora un po’ di pazienza. Invece temo che di abbracci ce ne saranno pochi. Sarà un’impresa reimparare a non cambiare più marciapiede non appena scorgiamo qualcuno a venti metri di distanza. Non è detto che tutti ce la faremo, senza un aiuto. —



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