Toscana
Paolina Buonaparte e Giovanni Pacini, un amore sbocciato (e finito) a Viareggio
I due personaggi hanno profondamente legato il loro nome a quello della città costruendo ville, teatri e scuole
Il 2020 è l’anno del duecentesimo anniversario della elevazione di Viareggio a città. Con l’autorevole aiuto dell’ex direttore del Centro documentario storico di Viareggio, Paolo Fornaciari, pubblicheremo una serie di pagine legate proprio alla storia di Viareggio.
Paolo Fornaciari
Nella storia di Viareggio vi sono date che testimoniano le tappe fondamentali della nascita e dello sviluppo del borgo nel percorso evolutivo fino a divenire Città. Nel 1172, con la costruzione di un castello eretto sulla spiaggia a difesa del territorio circostante, inizia la storia del territorio, in origine “terra del diavolo”, una landa paludosa e malarica che si affaccia alla ribalta della storia. Nel 1534, l’edificazione della Torre Matilde, il fortilizio realizzato per la difesa dei magazzini dello scalo marittimo e del piccolo borgo, non più di trecento anime che sfidano la natura ostile in una disperata lotta per la sopravvivenza. Nel 1741, con la conclusione degli interventi di bonifica messi a punto dall’ingegnere veneto Bernardino Zendrini, migliorate le condizioni ambientali, il paese si amplia ed iniziano ad assumere importanza le attività della pesca e della marineria. L’Ottocento può essere inteso come il secolo di Viareggio, perché è al suo inizio che la città definisce la propria fisionomia, realizza il passaggio da piccolo borgo di mare, in città. Infatti, il 7 giugno 1820, proprio duecento anni fa, Maria Luisa emanò un decreto che organizzò l’Amministrazione della nuova Città di Viareggio. La duchessa Maria Luisa può dunque essere considerata la “fondatrice” della moderna città.
Questo primo intervento testimonia, attraverso due personaggi - Giovanni Pacini e Paolina Bonaparte - come Viareggio da quella data entri ufficialmente nella grande Storia.
Giovanni Pacini, nato a Catania il 17 febbraio 1796 e morto a Pescia il 6 dicembre 1867, è intimamente legato a Viareggio dove si stabilì nel 1822. Nel volume autobiografico Le mie memorie artistiche, ha scritto: «Nella primavera del 1822 trovandosi a Fiumicino un piccolo bastimento appartenente a S. M. la Duchessa di Lucca, il capitano mi offrì di fare il viaggio con esso. Accettai l’invito e sbarcai a Viareggio ove, piacendomi infinitamente quella nascente città, vi fermai la mia dimora». Infatti, Pacini si fece costruire una casa lungo il canale Burlamacca dove soggiornò fino al 1857 e dove compose le sue più importanti opere, fra le quali la Saffo.
Pacini, nelle sue “memorie”, non fa cenno al fatto che a Viareggio in quell’anno anche Paolina Bonaparte si fece costruire una villa, ma la presenza della bella principessa Borghese, che conobbe un anno prima e alla quale fu legato sentimentalmente, ebbe un ruolo determinante.
Pacini, comunque quando questo legame si sciolse e anche dopo la morte di Paolina, restò a Viareggio e molto si adoperò per la città. Infatti nel 1834 istituì a Viareggio il Liceo musicale, frequentatissimo da giovani di tutta la Lucchesia ed anche da “stranieri”. Tre anni dopo fu trasferito a Lucca e successivamente prese il nome di Giovanni Pacini, poi fu intitolato al musicista lucchese Luigi Boccherini.
Pacini nel 1832 fece rappresentare la sua operetta Il convitato di pietra nel teatrino privato di casa Belluomini, in via Regia all’angolo della via Fratti. A Viareggio, infatti, mancava un teatro vero e proprio ed allora egli decise di costruirlo a sue spese su un terreno messo a disposizione gratuitamente dal Municipio.
Nel 1835, dopo soli 90 giorni di lavoro, il teatro fu ultimato e, come scrisse lo stesso Pacini, «non si creda che sia mal costruito». Posto in via San Francesco, era una costruzione moderna, progettato dall’architetto viareggino Bernardo Giacometti, aveva una capienza di circa 800 posti e fu inaugurato nell’estate con la rappresentazione della sua opera Talismano. Oltre al liceo ed al teatro, Pacini organizzò anche una banda musicale formata da elementi locali, della quale fu anche direttore.
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Pacini si dedicò anche alla vita pubblica della città, ricoprendo la carica di Gonfaloniere dal 1849 al 1854 e svolgendo una politica attenta alle necessità di Viareggio.
Paolina Bonaparte, sorella di Napoleone, negli ultimi anni di vita conobbe il giovane compositore con il quale ebbe una relazione e quando questi fu chiamato da Maria Luisa di Borbone e nominato maestro di cappella a Lucca, nel 1822 lo seguì a Viareggio, dove si fece costruire una villa all’estremità della città, quasi in riva al mare. Nella domanda di costruzione, presentata per la principessa dallo stesso Pacini e inoltrata direttamente a Maria Luisa, Duchessa di Lucca, si chiedevano 220 braccia quadrate di spiaggia contigue alla “cosiddetta Pinetina” per edificare “un comodo palazzo e corrispondente giardino”.
Nel 1823, terminata la costruzione, un bel esempio di architettura neoclassica, presumibilmente realizzata su disegno dell’architetto regio Lorenzo Nottolini e decorata all’interno dai pittori Bianchi di Lucca e Torricini di Pisa, Paolina domandò a Maria Luisa la servitù del terreno davanti alla villa verso il mare, perché, come si legge nella richiesta, «nessun altro possa impedirmi la visuale». In questi anni il rapporto con Pacini fu burrascoso, il musicista presto si allontanò da Paolina che ne soffrì profondamente. Paolina, a causa di una salute sempre più sofferente, morì a Firenze il 9 giugno del 1825, all'età di 44 anni.
È interessante ricordare che Paolina lasciò la villa, «con tutto il mobiliare ivi esistente», alla sorella Carolina, vedova di Gioacchino Murat, e nelle disposizioni testamentarie citò anche alcuni viareggini e assegnò la somma di «cento scudi romani ai poveri di Viareggio». —
(1 - continua)
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