Il Tirreno

Versilia

l’emergenza coronavirus 

L’infezione fa altre 2 vittime a Camaiore e Pietrasanta

Roy Lepore
L’infezione fa altre 2 vittime a Camaiore e Pietrasanta

Giampaolo Dazzi, 83 anni, aveva lavorato una vita come funzionario della Total.
Aldo Meccheri, 86 anni, era un imprenditore molto noto del settore lapideo

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VIAREGGIO. «Il Coronavirus ha portato via all'affetto dei suoi cari Giampaolo Dazzi. Ne danno il triste annuncio la moglie, i figli, la nuora e le nipoti. Ti porteremo sempre nei nostri cuori». È’ il messaggio che la famiglia dell’uomo ha consegnato all'impresa funebre di Mario Ratti, che opera per contro della Misericordia di Camaiore, dopo il decesso del loro congiunto. Lutto al quale si aggiunge, in Versilia, quello che è chiamata a vivere - a Pietrasanta - la famiglia di Aldo Meccheri, 86 anni, imprenditore del settore lapideo molto conosciuto. Le cui esequie sono affidate alla Misericordia di Pietrasanta.

Giampaolo Dazzi, che aveva 83 anni, era originario di Pietrasanta, ma abitava a Pontemazzori, frazione del comune di Camaiore, dove ha conosciuto la moglie. Con loro, sia pur in abitazione distinte, abita a Pontemazzori tutta la famiglia. Dopo avere girato l'Italia da funzionario della Total (tra le città dove ha vissutocon la famiglia ci sono state Bari, Napoli e per circa 20 anni Firenze»), Dazzi era poi tornato in Versilia. Dove lascia oggi la moglie Gabriella, i figli Michele e Marco, le nipoti, Beatrice, Virginia, Lavinia e la nuora Anita.

È uno dei figli, Michele, a raccontare come si sono accorti che il padre avesse contratto il virus: «Il 14 marzo scorso ha accusato 38 di febbre, aveva tosse ed è stato curato con la tachipirina. Nei giorni successivi però non migliorava, ed allora il nostro medico ha consigliato di fare una radiografia. Il 19 marzo è stato portato all'ospedale Versilia, dove è risultato avere una bronchite, ed è stato dimesso dopo che gli è stato effettuato il tampone. Il giorno dopo ci hanno telefonato comunicandoci che l’esito era positivo. Ed allora è stato allertato il 118 per trasferire nostro padre in ospedale, con tutte le precauzioni del caso». L’uomo è stato ricoverato «in terapia sub-intensiva fino a ieri mattina, quando purtroppo è deceduto».

La famiglia, figli compresi, si sono auto messi in quarantena: «Perché nessuno è venuto a farci un tampone ed a verificare se avessimo avuto dei problemi particolari», racconta Michele Dazzi. Che continua: «Ci hanno chiesto di inviare una email al Dipartimento di Prevenzione per spiegare quello che era avvenuto, però non l'ho inviata. Lo sanno che mio padre aveva contratto il Coronavirus ed è deceduto per questo motivo. Inoltre anche dall'Ersu, sono venuti a consegnarci i sacchi neri per la raccolta dei rifiuti, diversi dal solito, proprio perché siamo in quarantena: quindi anche a loro qualcuno lo avrà detto. Da un nostro calcolo la quarantena dovrebbe finire venerdì, contando dal 20, quando è stato ricoverato mio padre.

Ed è per questo motivo che vorremmo salutarlo al cimitero di Pontemazzori sabato: però ci aspetteremo che qualcuno dal punto di vista sanitario ci desse conferma che possiamo uscire di casa senza nessun rischio, né per noi, né per gli altri. Non vorremmo finire, come si dice, “becchi e bastonati”, ovvero multati». —

Il “Tirreno” ha chiesto alla zona Distretto Asl Versilia cosa può essere avvenuto con la famiglia Dazzi, rispetto a quanto raccontato dal figlio, ma a ieri sera non era arrivata risposta.




 

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