Sicurezza
UN MITO SFATATO CHIAMATO INDISCIPLINA
Vogliamo essere onesti? Questa emergenza sanitaria ha almeno ridimensionato il luogo comune sugli italiani come popolo indisciplinato. Un luogo comune che il populismo ingigantisce a uso e consumo del proprio postulato di base: siccome siamo indisciplinati, solo l’uomo forte può governarci. Ma c’è anche un corollario interessante che ho scoperto in questi giorni di divieti e imposizioni.
Abito vicino alla Pineta di Ponente, e vederla deserta, come è stata solo nei giorni bui del delitto Lavorini o del sequestro Moro stritola il cuore in una tenaglia. Domenica sono andato a correre all’alba e l’ho costeggiata lungo via Fratti. Dopo questa pandemia non diremo più “in giro non c’era un cane” bensì “in giro c’erano solo i cani”. Domenica, all’alba, ne ho incrociati due, con padroni al seguito. Mi hanno colpito i guinzagli tesi, l’attenzione a non scavalcare il muro invisibile fra una regola crudele e la tentazione di uno strappo di pochi metri, lontano da occhi indiscreti. Mi sono allora tornate in mente tutte le volte che correndo in pineta nel fine settimana ho visto il nostro polmone verde invaso dalle auto, nella zona di via Marco Polo, come se il cartello di divieto di ingresso ai mezzi a motore fosse una favoletta per poveri fessi. E mi sono detto: se io ora andassi a correre duecento metri in Pineta non metterei a repentaglio la salute di nessuno, né danneggerei un bene pubblico come invece fa chi usa la pineta come un parcheggio. Ecco, uno si distrae un attimo e il corollario populista è subito lì in agguato: c’è sempre un difetto altrui che giustifica il nostro strappo alla regola, c’è sempre la colpa di qualcun altro a rendere veniale la nostra. Se non si è controllori di se stessi, è molto facile diventare sceriffi del prossimo. Dato che tutti gli altri sono indisciplinati, è naturale aggirare le regole non appena l’uomo forte si gira dall’altra parte.
Questo tempo di libertà negate mette a nudo i meccanismi mentali perversi di cui si è nutrita la nostra indisciplina. Un’indisciplina che però, lo dicono i numeri, non dovremmo elevare a dimensioni di mito grottesco. Tanto per rimanere in tema: se l’uomo che morde il cane sarà sempre una notizia, è perché la stragrande maggioranza di noi non lo fa. —
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