Il Tirreno

Versilia

la sentenza 

Buca la ruota di un furgone per derubare il conducente Condannato a sedici mesi

Melania Carnevali

Il 55enne aveva aspettato che il mezzo ripartisse sapendo che poco dopo  si sarebbe dovuto rifermare e lo ha inseguito

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viareggio

Ha bucato la ruota del furgone parcheggiato e ha aspettato, nascosto, che il proprietario tornasse e ripartisse. Sapeva che poco dopo si sarebbe dovuto fermare con la ruota a terra e che lui sarebbe potuto entrare in azione con nonchalance. E così è stato. Il furgone, un Volkswagen, è ripartito e dopo un paio di chilometri si è dovuto accostare. E mentre il conducente cercava di cambiare la ruota, lui ha aperto la portiera, ha afferrato la borsa ed è scappato. Per questo Redouan Boucherif, 55 anni, algerino, è stato condannato in via definita a un anno e quattro mesi, più al pagamento di una multa di duecento euro, per furto aggravato e danneggiamento. La Cassazione ha infatti respinto il suo ricorso confermando la pena della corte di appello di Firenze.

I fatti risalgono al 19 marzo del 2011. Il furgone era parcheggiato sul lungomare di Viareggio, dove Boucherif stava aspettando la sua vittima. Nella borsa che è riuscito a portare via «con destrezza», si legge nella sentenza della corte suprema, c’erano 50 euro, carte di credito e un cellulare.

La polizia giudiziaria è riuscita a risalire a lui visionando tutte le telecamere di sicurezza presenti nella zona e ricostruendo (quasi) tutti i passaggi dell’azione: il taglio della ruota, l’inseguimento e il furgone fermo di nuovo.

Si legge nella sentenza della Cassazione che l’uomo «veniva riconosciuto dal personale di polizia giudiziaria che, dall’esame dei filmati, verificava che lo stesso aveva praticato, con uno strumento appuntito, un foro alla ruota di un furgone e successivamente aveva seguito detto automezzo finché il conducente, resosi conto di avere la ruota bucata, accostava e dava corso all’operazione di sostituzione del pneumatico; in quel frangente, approfittando del fatto che la vittima era impegnata nella predetta operazione si impossessava della borsa e dei beni contenuti all’interno del veicolo e si dava alla fuga. Il riconoscimento operato dalla polizia giudiziaria – si legge ancora nella sentenza – veniva ritenuto attendibile in quanto effettuato confrontando l’immagine estratta dal video con quella fotografica e che gli atti erano stati ritualmente acquisiti al processo trattandosi di rito abbreviato».

Secondo la Cassazione il ricorso del 55enne è inammissibile «sia per genericità che per manifesta infondatezza» e «l’inammissibilità del ricorso – si legge – comporta la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro duemila in favore della cassa delle ammende». —



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