Gioco
Versilia, l’idea degli albergatori: detassare le vacanze come fossero cure mediche
La proposta degli albergatori per far ripartire il turismo appena sarà possibile: «Bisognerà poter scaricare dalla dichiarazione dei redditi le spese dell’estate»
FORTE DEI MARMI. Giusto un anno fa si stavano lesinando le considerazioni sulle prenotazioni di Pasqua e si guardava al futuro stagionale con un discreto ottimismo. Dodici mesi dopo eccoci a fare i conti con il coronavirus-19 e con una paura che non ce la fa proprio a lasciare posto alle idee, e che in ordine alle prospettive turistico-economiche è davvero poco generosa. È bastato citare un decreto che potrebbe estendersi, a suon di reiterazioni fino a luglio, per far correre infiniti brividi di paura agli operatori turistici, che ogni giorno che passa diventano sempre meno ottimisti. Paolo Corchia, presidente di Federalberghi, passa le mattinate a esaminare ogni ipotesi e ogni possibilità: «Eh sì - ragiona - un anno fa eravamo qui a discorrere delle prenotazioni pasquali e dell’avvio promettente della stagione , invece ora siamo a prendere atto che stanno piovendo a tutti noi tante disdette, ormai sia per giugno e sia per luglio. C’è chi ha visto cancellare un raduno d’auto d’epoca, chi i tornei di bridge, chi un matrimonio vip sulla spiaggia. Mentre le bollette continuano ad arrivare imperterrite e questo i sindaci dell’Ambito turistico dovrebbero capirlo. Leggo qua e la di rinvii a giugno, ma bisogna esser chiari: come potremo pagare se a giugno la stagione si sarà appena mossa, sempre che lo sia davvero? Non parliamo poi di chi è in affitto».
Cosa chiedete a governo e Comuni?
«Noi diciamo alle autorità di dare il via ad un credito d’imposta del 60% per i gestori e anche per i proprietari e chi possiede le mura degli alberghi consideri che il meccanismo che finora, almeno al Forte, ha retto molto bene, consentendo con i ricavi di pagare fitti, stipendi, spese e di dare utili, rischia quest’anno di saltare. Insomma occorre rinviare tasse e imposte almeno a ottobre per darci il tempo di mettere in moto le attività e di far girare qualche soldo. Posso comprendere altri comuni, ma Forte dei Marmi no. Lo faccia e basta. Non andrà in crisi e può reggere benissimo tre mesi senza entrate».
Come albergatori avete messo a punto anche tre punti di una piattaforma di emergenza..
«Sì, il primo è che non esca liquidità dagli alberghi (ma il discorso vale per tutte le imprese turistiche) per almeno sei/sette mesi, con la speranza di tornare a far girare il volano della nostra economia; il secondo riguarda la necessità di un immediato sostegno ai dipendenti stagionali, togliendo ogni burocrazia. Questa gente non solo rischia il posto, o di lavorare pochissimo, ma anche di vedere qualche contributo sociale solo tra molti mesi a venire; terzo fare appello al sistema bancario affinché aiuti e dia sostegno alle imprese».
Quando pensate ragionevolmente di poter aprire?
«Se tutto andrà bene, noi pensiamo di poter iniziare verso giugno, forse più la seconda metà che la prima. Non basta poter aprire gli alberghi o gli stabilimenti balneari, la speranza è che la genti ritrovi presto la fiducia. Noi confidiamo nella nostra clientela italiana e russa, più affezionata, quella che da venti-trent’anni torna da noi a luglio e agosto. Ma forse si muoveranno solo gli italiani e non è affatto scontato».
Cosa servirebbe per invogliarli a tornare?
«L’applicazione della proposta del presidente nazionale di Federalberghi: dare un credito di imposta sull’Irpef. Un 22% da scaricare a tutti considerando la vacanza 2020 come una cura medica e quindi detraibile. Sarebbe un espediente per irrorare soldi nel sistema turistico-economico nazionale e forse il salvataggio dell’estate che verrà».
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