Gioco
Quella messa del patrono col vescovo nella chiesa dell’Annunziata deserta
Monsignor Giulietti celebra la festa dei viareggini sul web: «Ma anche restando a casa si può essere collaboratori del bene»
/ Viareggio
«Quante cose si possono fare in questi giorni per essere collaboratori del bene! Anche rimanendo a casa, anche con le piccole attenzioni…». Le parole di monsignor Paolo Giulietti rimbombano come non mai nella navata. Mancano i fedeli, la chiesa della Santissima Annunziata è desolatamente deserta. Tutti rintanati nel proprio focolare domestico, a seguire la messa in streaming su Noi Tv. Se la ricorderanno tanti viareggini, la celebrazione della santa patrona della città interdetta al pubblico a causa dell’emergenza Coronavirus. E se la ricorderà, certamente, pure l’arcivescovo di Lucca e della Versilia. «Siamo in pochi stamattina, di tutta la gente di Viareggio, a pregare qui davanti alla vergine annunciata – esordisce monsignor Giulietti - ma attraverso la televisione, la partecipazione e l’affetto di tanti possiamo sentire qui presente tutto il comune che oggi rinnova il suo voto alla madonna protettrice della città».
Le telecamere di Noi Tv inquadrano alcuni disegni realizzati dai bimbi di una scuola elementare, regalati allo stesso arcivescovo: pure loro si rendono partecipi «chiedendo alla Madonna che stia vicino ai piccoli in questo momento un po’ difficile anche per loro, che li possa proteggere e che presto li possa condurre a giocare di nuovo nelle strade e nei parchi liberamente».
Tempi difficili. Monsignor Giulietti lo ripete quasi pedissequamente nelle sue parole. E trae spunto dal racconto dell’annunciazione dal Vangelo secondo Luca per darne una particolare lettura e rivolgersi alla comunità viareggina: «Gesù nasce in un tempo difficile, con Israele oppresso dai romani e la gente impoverita dalle tasse. Eppure dentro questo tempo il signore agisce, è all’opera. È un tempo di salvezza».
Come quello in cui viviamo oggi, secondo l’arcivescovo di origini umbre, che ricorda la pestilenza che colpì Viareggio nel 1630 o le due guerre: «Chiedete ai vostri nonni quanti tempi difficili ha attraversato questa città nel passato… Ci sentiamo piccoli come la Vergine Maria, quasi impotenti a fronteggiarli».
Eppure «anche noi possiamo fare la nostra parte per renderla storia di salvezza: come dice papa Francesco “ogni cristiano è una missione”, a ciascuno di noi il Signore chiede qualcosa».
Secondo l’arcivescovo, «non possiamo limitarci a essere scoraggiati, preoccupati, impauriti: chi ha fede deve domandarsi qual è la sua missione in questa vicenda».
E qui Giulietti si accoda agli appelli delle istituzioni e dei medici: «Possiamo essere prudenti rispettando le regole. E si possono fare tante cose, anche rimanendo a casa. Chiedo alla Madonna annunciata che ciascuno di noi possa sentire che il Signore lo chiama a collaborare affinché questa storia che stiamo vivendo sia una storia di bene, di salvezza». Perché, conclude monsignor Giulietti, «malattie, problemi e difficoltà ci saranno sempre: cambia quello che io dentro questa situazione mi rendo disponibile a fare. Questo può fare la differenza come il ‘sì’ di Maria». Anche, appunto, rimanere a casa. —
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