Il Tirreno

Versilia

Lo sfogo di un architetto: "Io fermato e sgridato perché porto mia madre a pranzo"

Cesare Bonifazi
Lo sfogo di un architetto: "Io fermato e sgridato perché porto mia madre a pranzo"

Era andato a prenderla a casa per mangiare. Lo sfogo del professionista massarosese: «Non sono un untore, la aiuto»

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MASSAROSA. Non ci sta a farsi chiamare “untore”. Spartaco Baratti è un noto architetto della zona. Abita a Stiava ma il suo studio è a Viareggio. Ogni mattina va a lavorare, malgrado le restrizioni e all’ora di pranzo passa a prendere la madre anziana per portarla a pranzo. Quando ritorna in ufficio, la riaccompagna. Ma il 23 marzo è stato fermato dalla Municipale e redarguito: «Questi spostamenti non sono consentiti».

«Continuo a lavorare - racconta al Tirreno - prendo la macchina e vado in ufficio per mandare avanti i progetti. Poi passo a prendere mia madre che è anziana e non autosufficiente e la porto a casa mia, insieme alla mia famiglia. Quando devo tornare in ufficio la riporto a casa sua. La psicosi degli untori sta prendendo piede, non solo tra i cittadini, ma anche tra le forze dell’ordine preposte ai controlli. È un dovere spostarsi esclusivamente per esigenze di lavoro o motivi di salute, il decreto però riporta anche situazioni di necessità. Quella che sto vivendo non è altro che una situazione di necessità: mio padre è morto da quasi un anno e mia madre è rimasta sola. Già da qualche anno non sta bene e quindi non è perfettamente in grado di badare a se stessa. Purtroppo, né io né mio fratello, siamo in grado di ospitarla in casa. Inoltre un trasferimento non è consigliabile. Oltretutto è salutare per lei avere degli stimoli e uscire un po’ di casa, per lo meno per vedere la sua famiglia. Cerchiamo di mantenere la sua routine. Lo facciamo per il suo bene».

Certamente si è stupito quando la Municipale lo ha fermato: «Mi hanno detto che non potevo in quanto è vietato il trasporto di persone per evitare i contagi - continua il professionista - che le motivazioni date non rientrano tra le motivazioni per cui ci possiamo spostare e che pertanto avrebbe parlato con la Comandante e successivamente sarebbe stata la Procura, se del caso, a procedere. Vorrei capire però cosa viene mandato alla Procura, visto che ha semplicemente fotografato la mia autocertificazione e non mi ha chiesto una copia con la mia firma in originale».

E conclude: «Mi chiedo quindi quale grave pericolo arrechi alla salute pubblica il mio comportamento, quale potenziale untore sono se esco di casa due volte al giorno in macchina semplicemente andando da mia madre e portandola a casa, senza alcuna altra interazione. Infine penso che oltre alla situazione di necessità, una motivazione per cui esco di casa ben due volte al giorno in macchina, è quella di evitare che una persona anziana su debba fare la spesa uscendo di casa, quando sarebbe più esposta».
 

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