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Sos del personale Asl in Versilia: «Fateci i tamponi»
I sindacati sollecitano la Regione che aveva proposto un’estensione dei test: «Da fare subito a chi lavora in prima linea»
VIAREGGIO. Tamponi per tutto il personale sanitario, in modo da capire chi è stato contagiato dal coronavirus. Un monitoraggio «da fare quanto prima, per garantire la sicurezza sia di chi sta lavorando in prima linea sull’emergenza, sia dei malati». La richiesta di medici, infermieri e di tutto il personale dell’Asl arriva tramite i sindacati, che stanno raccogliendo segnalazioni e timori di chi lavora in ospedale e negli ambulatori sul territorio.
I sindacati assicurano che «le richieste fatte in questo momento tengono conto della situazione di emergenza. Non c’è volontà di mettere in difficoltà nessuno più di quanto non serva». Fatto sta che le parole del presidente della Regione Enrico Rossi, che ha promesso un’estensione dei tamponi con priorità ai lavoratori della sanità, sono state prese sul serio. «Aspettiamo che l’indicazione diventi operativa – afferma un medico del Versilia – è ovvio che, se la decisione fosse questa, ne saremmo contenti. Per noi, per le nostre famiglie, per tutto. Naturalmente dovremmo capire cosa fare con il personale che risulterebbe positivo al virus: non è facile togliere qualcuno dai reparti, c’è bisogno di tutti». Si rischia, insomma, di ritrovarsi con una serie di quarantene che rendan o più difficile prestare assistenza ai malati. C’è già una stima, non ufficiale e approssimativa, che parla di un 10% di personale Asl che risulterebbe contagiato dopo il tampone: significa, solo in Versilia, almeno 180 persone. Molte.
Ovvio che, in caso di tampone positivo, si dovrebbe mettere in quarantena il medico, l’infermiere, l’operatore sociosanitario, il tecnico o l’impiegato di turno. A quel punto bisognerebbe rimediare, spostando personale laddove si è creata la falla. Sta già succedendo, sia con i medici che con altre figure professionali: è logico che, se la chirurgia riduce l’attività come spiegato dal direttore dell’ospedale Giacomo Corsini, l’organico del reparto può essere d’aiuto altrove. La domanda è: dopo quanti giorni si potrà tornare a lavorare in ospedale o in ambulatorio?
«L’estensione dei tamponi, tenuto conto di tutta la complessità dell’operazione, è fondamentale – afferma Laura Del Freo della Cgil – In questo modo avremmo un quadro completo e potremmo gestire ancora meglio la situazione. Il nostro approccio, in questo momento, è di comprendere le difficoltà organizzative del nostro sistema sanitario, ma allo stesso tempo mettere in evidenza le problematiche che emergono da qualcosa mai vissuto prima. È fondamentale, ad esempio, intervenire sulla dotazione delle mascherine e dei dispositivi di protezione. L’ultimo Sos ci arriva da oncologia, un reparto delicato. Ci aspettiamo interventi veloci su questo tipo di carenze, così come si sta facendo per il personale. Su cui l’Asl si sta muovendo in maniera concreta, non c’è dubbio».
Tamponi a tappeto è anche la richiesta del sindacato Uil, per l’ospedale così come per il personale delle residenze sanitarie che assistono ospiti anziani. «È qui – dice Pietro Casciani, segretario provinciale Uil – che si trova parte della popolazione più a rischio. I tamponi devono essere fatti anche ai lavoratori delle cooperative che operano nelle Rsa». —
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