Sicurezza
Stop anestesia per i parti esclusi quelli cesarei
Il Coronavirus riporta le donne al biblico “Partorirai con dolore” Per chi affronta la gravidanza visite ed esami rimangono tutti garantiti
Gli effetti del Coronavirus si fanno sentire sulle donne in stato di gravidanza. Non con la diffusione della infezione, per fortuna. Ma con il taglio delle anestesie epidurali, ridotte ai soli cesarei per i quali non è possibile fare diversamente. Ed è di nuovo tempi del biblico “Partorirai con dolore”, considerando anche che i corsi di preparazione al parto sono sospesi. «Gli anestesisti vivono una situazione drammatica», spiega Antonio Santucci, direttore dell'Unità operativa di ginecologia ed ostetricia dell'ospedale Versilia: «Compresi quelli di sala parto. E non ci sembra proprio il caso di farli “viaggiare” da un reparto all'altro dell'ospedale, considerata la situazione che stiamo tutti vivendo».
Tante sono le donne in gravidanza che telefonano in reparto per capire quale sia la situazione da affrontare durante i mesi di attesa: «Garantiamo l'assistenza con il livello di sempre», continua il primario: «Mettendo in atto, però, tutte le accortezze necessarie. Perché stiamo combattendo contro un nemico che non conosciamo». Nemico che al momento non si è “affacciato” in sala parto, all’ospedale Versilia. Ma se dovesse accadere, il reparto è pronto: «Abbiamo tre stanze singole per il ricovero che teniamo disponibili in caso di donne in gravidanza o partorienti positive al Covid-19. E per travaglio e parto c'è una sala dedicata a questo tipo di pazienti». Le donne in attesa di un bambino che, passando dal Pronto soccorso, risultino positive «vengono tenute in una stanzetta separata nel reparto d'urgenza e assistite da medico e ostetrica dedicati. Poi decidiamo se devono essere trasferite o se le gestiamo al Versilia». La sala operatoria, cesarei a parte, viene utilizzata «per gli interventi oncologici e le urgenze». Mentre «l'attività ambulatoriale di ginecologia è sospesa e vengono garantite le attività di secondo livello e, per fare un esempio, le colcoscopie urgenti, le pazienti che transitino dal Pronto soccorso, gli acuti. Per quanto riguarda le donne in gravidanza, spiega il medico, «manteniamo le ecografie per così dire “da libretto” e per le gravidanze a rischio tutti i controlli necessari. Se ne abbiamo rinviata qualcuna è perché era assolutamente possibile, sempre tenendo saldo l'obiettivo primario di far spostare meno gente possibile».
Gli interventi per le interruzioni di gravidanza «rimangono garantiti perché non rinviabili, sia per tutto quello che è ambulatorio sia per il Day-Surgery».
Rispetto alla presenza di altre persone in reparto al momento della nascita, «in reparto ed in sala parto facciamo entrare partorienti e partner. E chiediamo a tutti di far venire il minor numero di persone possibili. Devo dire che sono tutti molto ragionevoli». Anche le pazienti, di tutti i tipi: «Devo dire che se prima del Coronavirus vedevano una ventina di donne al giorno che si presentavano in Pronto soccorso, da giorni ne vediamo al massimo una al giorno».
Perché la diffusione del Covid-19 ed i provvedimenti restrittivi che tutti scontiamo alla fine cambiano anche l'approccio di tutti alla salute. E per quel “dolorino” improvviso non si fa più il “giretto” al Pronto soccorso ma si agisce come sempre si dovrebbe, passando prima del medico di base a arrivando alla medicina di urgenza - primo fronte della battaglia al Coronavirus - solo il passaggio è davvero non rimandabile. —
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