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Verona: «Orgogliosi del valore scientifico dell’Antro del Corchia»
STAZZEMA
«È un orgoglio per il nostro territorio, che da questa bellezza naturale trae sia un beneficio economico-turistico sia scientifico, ma anche per le nostre università sempre all’avanguardia e sul pezzo». È il commento del sindaco di Stazzema Maurizio Verona all’indomani della notizia della scoperta fatta da alcuni ricercatori dell’Università di Pisa insieme ai colleghi di Melbourne in Australia e della Ca’Foscari di Venezia. Grazie ad alcuni carotaggi fatti nell’Antro del Corchia a Levigliani (materiale che ha permesso di studiare il clima di migliaia di anni indietro nel tempo) gli studiosi hanno concluso – e il risultato è stato pubblicato sulla rivista Science – che la fine delle ere glaciali è causata dalla variazione, che avviene periodicamente, dell’inclinazione dell’asse terrestre.
«Ero a conoscenza del fatto che erano stati effettuati carotaggi nelle cavità carsiche del Corchia – dice Verona – per estrapolare dati scientifici attendibili sul clima. L’Antro del Corchia oltre a essere un’attrattiva turistica è un bacino che conserva informazioni rilevanti per la scienza. Anche l’Arpat (Agenzia regionale per la protezione ambientale) ha installato nella grotta delle centraline di monitoraggio per studiare l’ambiente in generale».
La ricerca pubblicata su Science ha riguardato in particolare la fine di due ere glaciali avvenute circa 960mila e 875mila anni fa. Gli scienziati hanno messo a confronto le stalagmiti del Corchia con i sedimenti oceanici perforati al largo delle coste del Portogallo. Questi due «archivi climatici», come li chiamano i geologi, hanno permesso di ricostruire una cronologia affidabile sulla fine delle ere glaciali. La controversia scientifica si dibatteva su tre probabili cause. Oggi grazie a questo studio sappiamo che «è la variazione dell’inclinazione dell’asse terrestre – come ha spiegato il professore Giovanni Zanchetta del dipartimento di Scienze della Terra dell’ateneo pisano – un fenomeno che avviene ogni 40mila anni, e che provoca una maggiore insolazione dei poli e lo scioglimento dei ghiacci». —
Tiziano Baldi Galleni
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