Sicurezza
Perché le ere glaciali sono finite? La risposta si trova sulle Apuane
I ricercatori, insieme ai i colleghi di Melbourne (Australia) e della Ca’ Foscari di Venezia hanno preso in esame le grotte dell’Antro del Corchia
STAZZEMA. Perché le ere glaciali sono terminate? La risposta, non scontata, è arrivata dal sottosuolo. C’è voluto uno studio approfondito dei geologi dell’Università di Pisa con i colleghi di Melbourne (Australia) e della Ca’ Foscari di Venezia. Uno studio che hanno di recente pubblicato sulla rivista Science. I ricercatori hanno preso in esame le grotte dell’Antro del Corchia, cioè le concrezioni calcaree delle cavità carsiche che si trovano dentro il monte Corchia, massiccio roccioso delle Alpi Apuane, nel comune di Stazzema. Sono fra le grotte più estese di tutta Europa, con oltre 60 chilometri di cunicoli e canali, di cui circa 1,5 attrezzati per visite turistiche. In questo abisso le tre Università hanno concluso che è il variare dell’inclinazione dell’asse terrestre a determinare la fine delle ere glaciali.
In particolare questo progetto internazionale di cui l’Università di Pisa era partner si è focalizzato su due ere glaciali, relative a circa 960mila e 875mila anni fa. Gli scienziati hanno messo a confronto le stalagmiti (le formazioni calcaree che si accumulano dal pavimento in su) del monte Corchia - che si trova nel paesino di Levigliani - con i sedimenti oceanici perforati al largo delle coste del Portogallo. I due materiali prelevati hanno funzionato da archivi climatici, il che ha permesso per la prima volta di associare i dati provenienti dalla grotta e dall'oceano per ricostruire una cronologia affidabile sulla fine delle ere glaciali.
«Studiamo la grotta del Corchia da venti anni – spiega il professore Giovanni Zanchetta, del dipartimento di Scienze della terra dell’ateneo pisano –, le sue concrezioni, fra stalagmiti e stalattiti, restituiscono un segnale climatico eccezionalmente pulito e sono tra i migliori materiali al mondo da datare con il metodo uranio-piombo: questo ci ha permesso di dare una risposta a una questione dibattuta da decenni sul rapporto fra parametri orbitali della Terra e variazione del sistema climatico».
Erano tre le motivazioni relative alla fine delle ere glaciali su cui si basava la controversia scientifica: l’eccentricità dell’orbita terrestre, la precessione (cioè il lento spostamento delle stagioni legato al movimento rotatorio della terra) e la variazione dell’asse terrestre. «Secondo la teoria più accreditata sinora il parametro più importante era considerato la precessione associata alla eccentricità (almeno per le ultime centinaia di migliaia di anni), quanto più l’orbita diventa rotonda quanto più aumenta la vicinanza al sole – continua Zanchetta – ora invece ci siamo resi conto che la variabile più importante è la variazione dell’inclinazione dell’asse terrestre. Questo fenomeno occorre ogni 40mila anni provocando una maggiore insolazione dei poli e lo scioglimento dei ghiacci».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
