Gioco
Il diario di bordo di Giampaolo Simi per superare l’angoscia da contagio
Da oggi lo scrittore viareggino racconterà i suoi giorni in una rubrica quotidiana per i lettori del Tirreno
Un diario di bordo della quarantena obbligatoria che possa aiutarci a superare in modo un po’ più lieve questo periodo di convivenza con l’emergenza coronavirus. È quello che abbiamo chiesto allo scrittore viareggino Giampaolo Simi, autore di punta della Sellerio, anche lui in questi giorni costretto a rimanere chiuso in casa nella sua abitazione di Viareggio. E Simi si è gentilmente prestato. Ci terrà compagnia tutti i giorni con il suo “diario” fino a quando l’emergenza non sarà finalmente rientrata. E noi potremo tornare a condurre una vita normale. Intanto, buona lettura...
Giampaolo Simi
Una raccomandazione che non ho sentito, in questi giorni di appelli, brontolii, consigli e ammonimenti anche sopra le righe è quella di privilegiare i piccoli negozi di vicinato ai supermercati. Personalmente preferisco fare la spesa in luoghi dove passano molte meno persone e dove posso essere servito anche rimanendo all’aperto.
Il tragitto è più o meno sempre lo stesso. Da almeno dieci giorni Viareggio sembra una città del Klondyke di fronte alla fine della corsa all’oro. Non incontro nessuno e finisco per cercare qualsiasi segnale mi faccia capire che una casa è abitata.
Su una porta ho notato un biglietto. “Ti consiglio di tornare dove sei sempre stato”. La firma non era chiarissima, ma direi che fosse di una donna. Magari mi sbaglio, ma ho immaginato che quel messaggio si riferisse al virus, e alla sua provenienza lontana e oscura. Dato che la calligrafia in corsivo era di quelle che si insegnavano una volta, mi sono detto che dietro quel biglietto c’era un’anziana che cercava di esorcizzare un nemico a cui, più o meno inconsciamente, stava però anche dando del tu, forse nel timore di sentirlo pericolosamente familiare.
L’altro segnale classico sono i disegni alla finestra. Oggi ne ho visto uno che, assieme all’arcobaleno, raffigurava un terribile drago, e pure ben disegnato. Non credo che un bambino possa aver inteso simboleggiare in quel drago la Cina. Spero comunque che i suoi genitori gli abbiano spiegato che il drago è stato proprio il primo, e finora quasi l’unico, a essersi mosso per aiutarci. Credo invece che quel ragazzino, o ragazzina, abbia fatto una cosa importante: ha dato un’immagine concreta alle sue paure, ha reso visibile una minaccia che per i più piccoli può risultare difficile da comprendere, un concetto inafferrabile al limite dell’astrazione come è quello di virus. Come fa una cosa così piccola che neanche si vede a essere tanto pericolosa?
Quando a un nemico riesci a dare una qualche concretezza, grazie ai colori o alle parole, hai iniziato il percorso per sconfiggerlo. In “It” di Stephen King i sette ragazzini protagonisti possono combattere il mostro perché sono gli unici a vederlo, seppur incarnato nelle loro fantasie più terrorizzanti. È ancora uno di quei romanzi che, se lo attaccate oggi, vi farà ritrovare di colpo al giorno in cui qualcuno vi dirà “hai sentito, si può uscire tranquillamente”. —
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