Il Tirreno

Versilia

Gnata, fine dell'incubo virus: «Mi ero sentito cadere il mondo addosso»

Gabriele Buffoni
Il portiere dell'Hockey Forte Riccardo Gnata insieme alla fidanzata
◗
Il portiere dell'Hockey Forte Riccardo Gnata insieme alla fidanzata

Il portiere dell’Hockey Forte ha superato il periodo di quarantena: «Finalmente ho potuto riabbracciare la mia ragazza»

3 MINUTI DI LETTURA





Forte dei Marmi. Due settimane da incubo trascorse in quarantena in un'abitazione di Forte dei Marmi, con la paura di veder comparire i sintomi del Coronavirus. Domenica invece per Riccardo Gnata, 27enne vicentino portiere dell'Hockey Forte (e dunque domiciliato in Versilia), si è accesa la luce verde: pericolo scampato, nessun sintomo.

Era proprio l'hockeista rossoblù infatti lo sportivo che qualche settimana fa era stato posto in isolamento precauzionale dopo essere stato a contatto con un amico veneto (Stefano Dal Santo, anche lui giocatore dell'Hockey Trissino) risultato pochi giorni positivo al Covid-19.

Gnata, tutto è iniziato dopo un pranzo in Emilia Romagna: una leggerezza o non temevate il contagio?

«In realtà ci eravamo organizzati per incontrarci vicino Bologna proprio perché volevo evitare di tornare in Veneto, dove era appena scoppiato un focolaio. Sia io che Stefano stavamo bene per cui non abbiamo pensato alla possibilità che uno dei due fosse già stato contagiato. Questo pranzo è avvenuto di sabato, poi un paio di giorni più tardi mi ha scritto avvertendomi che era stato ricoverato e che il test per il Coronavirus era positivo».

Una doccia fredda per lei.

«Sarò sincero, inizialmente mi è un po' crollato il mondo addosso: la mia preoccupazione più grande in un primo momento è stata di non contagiare nessun altro. Ho subito chiamato la società e la squadra per avvertirli, da lì l'Asl e quindi il sindaco Bruno Murzi. Il tam-tam è stato velocissimo e mi sono messo subito a disposizione per capire a cosa dovevo sottopormi: quindici giorni di quarantena isolato da tutto».

Come ha vissuto queste due settimane?

«La cosa che mi è mancata di più ovviamente è stato il contatto umano, soprattutto con la mia fidanzata Caterina (Nardini, ndr) che per tutto questo tempo mi è stata vicina anche in quei piccoli gesti che io non potevo più compiere: sembra una banalità, ma ad esempio non potevo fare la spesa. I primi giorni sono passati più rapidi di quel che pensavo, tra i tanti messaggi che mi sono arrivati e soprattutto con i miei genitori che mi chiamavano dal Veneto quasi ogni ora. Però poi la monotonia delle giornate si è fatta sentire: devo davvero ringraziare i miei compagni di squadra che sono riusciti a portarmi gli strumenti da palestra per allenarmi perché l'attività fisica mi è davvero servita per staccare la spina. E anche per allontanarmi dal frigo: la tentazione di abbondare con le merende si è spesso fatta insostenibile. In pratica le mie giornate si alternavano tra allenamenti e giocare in giardino con il mio cane Zorro. La cosa peggiore è stata andare a letto la sera con la paura di svegliarsi con la febbre».

Ora la quarantena è finita, ma si ritrova in un'Italia interamente "zona rossa".

«Negli ultimi giorni ho addirittura pensato che ero più al sicuro io in quarantena che le persone fuori, dove chi agisce in maniera incosciente mette in pericolo anche tutti gli altri. È comunque diverso poter recuperare il contatto fisico con le persone: ora posso tornare a vivere con la mia ragazza, non sono più isolato e la cosa non può che rincuorarmi. Il momento non è dei migliori ma dobbiamo tutti attenerci alle misure necessarie per limitare il contagio: si tratta di piccoli sacrifici per poter festeggiare quanto prima la vittoria sul virus». —


 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Italia

Milano, scontri al corteo sul carovita: tavoli e sedie contro la polizia. Ci sono feriti – Disordini anche a Torino e Bologna

di Redazione web