Il Tirreno

Versilia

la crisi di giunta 

L’ex assessore spara a zero: «Ecco perché mi sono dimesso»

Cesare Bonifazi
L’ex assessore spara a zero: «Ecco perché mi sono dimesso»

In una lettera Pietro Bertolaccini critica il sindaco E spiega: me ne sono andato per motivi soltanto politici

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Pietro Bertolaccini, medico ed ex assessore che da poco ha rimesso le deleghe, non ci sta al gioco del sindaco: vuole chiarire che i motivi della sua scelta sono politici e che le lodi arrivate da parte del primo cittadino Alberto Coluccini sono tardive. «È vero quello che dice - scrive rivolgendosi direttamente al sindaco - mi sono dimesso perché ho perso la “giusta serenità”, ma lei ha omesso di dire le cause che sono purtroppo unicamente politiche e non personali».

Insomma a dividere i due ci sarebbero questioni legati proprio alla gestione della cosa pubblica. Ed è ancora più emblematico il fatto che l’ex assessore fosse espressione proprio della lista civica che sostiene l’attuale amministratore già dai tempi in cui era consigliere di minoranza.

«Mi sono molto meravigliato delle sue belle parole con le quali mi paragona ad un “amministratore all’altezza della situazione”. Ma se queste sono le sue considerazioni - continua l’ex amministratore rivolgendosi a Coluccini al quale continua a rivolgersi dandogli del “lei” - le chiedo perché non ha fatto nulla per tenermi nella sua giunta in un momento così critico per il nostro Comune sia dal punto di vista economico che sanitario. Il suo rammarico, riferito al mio potenziale utilizzo come medico nell’emergenza coronavirus, mi stupisce. Le ricordo che il problema coronavirus non è nato il 9 di marzo, giorno in cui ho formalizzato le mie dimissioni, ma il problema esiste già dalla metà di febbraio quando ero ancora in carica. A tale riguardo, lo voglio ribadire con forza, non ho mai ricevuto una sua telefonata o incarico formale di occuparmi fattivamente di tale problematica. Mi dispiace che solo ora che non faccio più parte della sua Giunta, è riuscito a capire che sarei potuto esserle utile. Fuori tempo massimo, caro sindaco».

E continua: «Lei sostiene che io non sia un politico e quindi non abbia capacità di mediazione. Non sono sicuramente un politico, ma quanto a mediazione non devo certo prendere lezioni da lei. Lo insegnano le lenzuolate». E qui Bertolaccini si riferisce in maniera esplicita alla questione delle proteste del comitato di Quiesa per la chiusura della scuola.

«Le ricordo - scrive - che se siede sullo scranno più alto del nostro Comune lo deve e ai cittadini che hanno votato la coalizione anche grazie al fatto che il sottoscritto riuscì a convincere tutti i partiti del centrodestra ad appoggiare la sua candidatura, un’impresa non da poco considerato che all’inizio erano tutti contrari. Mi ricordo gli incontri nei quali volevano convincere me a fare il sindaco. Chiunque al mio posto avrebbe accettato. Invece molto umilmente ho rinunciato perché non avendo mai avuto precedenti esperienze politiche, non mi sentivo ancora pronto per un incarico così importante e delicato e pertanto ho deciso di lavorare alla sua candidatura. Se tutto ciò non è mediazione, spirito di abnegazione e correttezza nei Suoi confronti, mi dica lei cos’è? Caro sindaco - e conclude - le posso garantire che bastava poco per tenermi in giunta: avrei voluto essere con orgoglio non solo un suo assessore ma anche un consigliere. Un non politico sicuramente ma, a differenza di lei, sono ben inserito nel contesto sociale del Comune dove vivo, e conosco sfumature e comportamenti dei propri cittadini. Nonostante tutto, auguro a lei e alla sua squadra buon lavoro». —



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