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Allarme Fiom: «Operai al lavoro sulle barche con la febbre»
Il sindacato chiede agli organismi ispettivi di intervenire immediatamente per verificare le condizioni di sicurezza nei cantieri della grande nautica
Diceva la verità più semplice l’operaio di un cantiere navale che si è presentato nella redazione del Tirreno qualche giorno fa: sulle barche da milioni di euro si lavora gomito a gomito, in spazi ristretti, con ritmi serrati, e con squadre di lavoratori che non sono dipendenti diretti del cantiere. Ed i lavoratori hanno paura. A tal punto - denuncia la Fiom Cgil - che «abbiamo notizie del fatto che nei cantieri vi sono stati operai febbricitanti al lavoro per diversi giorni, i quali - per paura di perdere il lavoro - avrebbero taciuto la loro condizione. Sappiamo che mancano i dispositivi di protezione individuale, mascherine guanti, e che non sono rispettate le distanze di sicurezza; sappiamo che spogliatoi e luoghi di utilizzo comune sono sprovvisti dei più elementari servizi di pulizia ed igiene; sappiamo che non ci sono procedure adeguate per fronteggiare questa emergenza. E allora? Cosa vogliamo aspettare? Bisogna sospendere le attività produttive dove non ci sono le condizioni di sicurezza, perché i lavoratori sono tutti uguali, esattamente come i cittadini che sono loro familiari che rischiano tanto quanto loro. Ogni minuto perso è una possibilità in più di contrarre la malattia e diffonderla, e la responsabilità non è certo di chi invece di stare a casa deve andare al lavoro per un interesse economico che mette in discussione la salute e la Costituzione».
La richiesta del sindacato è chiara e netta: «Rivolgiamo un invito accorato agli organi ispettivi affinché verifichino subito le condizioni di lavoro dei cantieri e dei luoghi di lavoro dove ogni giorno operano centinaia di persone». Ma c’è anche da chiedersi: chi si occupa per i cantieri - con consulenze ben retribuite - di tutto ciò che riguarda la sicurezza negli ambienti di lavoro e nelle produzioni, ha preso in considerazione un nuovo assetto del lavoro, adatto a tutela anche questo tipo di sicurezza che tocca da vicino la salute di ciascun dipendente?».
Stiamo chiedendo - conclude la Fiom-Cgil provinciale Lucca - di mettere in sicurezza le persone ed evitare un contagio che è in espansione. E deve essere chiaro che la responsabilità di non aver voluto assumere le decisioni necessarie è delle aziende che rifiutano di fermarsi».
Anche se qualche azienda della nautica, fortunatamente, sta gradualmente fermando la produzione. Perché non c’è niente che valga quanto la salvaguardia della vita umana. Neppure lo yacht più grande, potente, lussuoso del mondo. —
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