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Rossi (Cgil): «Lo slogan io resto a casa deve valere anche nell’industria Gli operai non sono carne da macello»
Viareggio. Parte dall’hashtag lanciato ovunque sul web e ripreso anche dal premier Conte per illustrare gli ultimi provvedimenti anti-coronavirus adottati dal governo. Ma in un intervento il segretario provinciale della Fiom Cgil Mauro Rossi sottolinea per contro come questa opzione non sia concessa a chi lavora nel mondo dell’industria.
«“Iorestoacasa”: è giusto e auspicabile. Ma tutti dovrebbero essere messi in condizione di poterlo fare. Anche i lavoratori dell'industria. Il clima che si respira tra i lavoratori metalmeccanici della nostra provincia è di fortissima preoccupazione: riceviamo decine e decine di telefonate ogni giorno, c’è costante attesa sulle decisioni che verranno prese, si ha letteralmente paura. Si sono già verificati casi di contagi e di quarantena (anche se in poche aziende, fortunatamente). Generalmente le aziende, a partire dalle più grandi, stanno adeguandosi alle misure di precauzione previste e il ricorso allo smart working si sta diffondendo là dove è possibile. Questo, però, non basta e in alcune realtà non potrebbe essere applicato. Non solo la convivenza in fabbrica o negli uffici può essere un rischio: c’è anche il fatto che molti utilizzano o sono costretti ad utilizzare i mezzi pubblici».
Rossi poi va oltre. «Il provvedimento annunciato dal Governo è giusto ma parziale. Anche l’industria doveva essere coinvolta. Si deve prevedere una progressiva e programmata sospensione delle attività industriali. Se il principio “prima di tutto la sicurezza” ha un senso, deve valere anche per i lavoratori dell'industria. Si dice che il prossimo provvedimento porterà nuove risorse per garantire il finanziamento di specifici ammortizzatori, sociali allargati a tutte le tipologie di lavoro. Bene. I lavoratori, ed i sindacati, non possono essere lasciati soli a contrattare con gli imprenditori sul loro utilizzo. Serve una decisione da parte del Governo che valga per tutto il territorio nazionale. Già ieri mattina i nostri delegati si sono attivati per chiedere nelle loro aziende la sospensione del lavoro ed il ricorso alla cassa integrazione: in caso di risposte negative, a fronte di situazioni non sostenibili, siamo pronti ad iniziative di lotta. I lavoratori metalmeccanici sono consapevoli di essere l'ossatura portante del sistema economico del nostro paese ma non accettano di essere considerati carne da macello». —
Cla.Ve.
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