Sicurezza
Il commercio riscopre la consegna a domicilio
Dai negozi di alimentari alle edicole, sempre più numerose le attività che si sono (ri)convertite alla spesa a casa
Viareggio. Pratica consueta di un tempo che fu, la consegna a domicilio si riafferma come rimedio collaterale alla sfacciata prepotenza del Coronavirus. Ecco perché il distacco temporale tra ieri e oggi è puramente apparente. Non può esserci equità nel rapporto tra empatia e necessità nella scelta dei commercianti di ripiegare su un servizio quanto mai indispensabile. Per loro, in primis. Ma anche per chi non muovendosi da casa – per decisione propria o imposizione altrui – non si muove da casa.
Si prenda a riferimento tutte quelle attività che devono abbassare le saracinesche alle 18 e non oltre: bar, pizzerie, ristoranti. I guadagni si riducono al minimo (in qualche caso si azzerano) ma le spese rimangono e in qualche modo vanno pur colmate per aggirare il rischio di non riaprire più.
La differenza tra passato e presente c’è ed è pure rilevante: i social. Che – se utilizzati nel modo giusto – aiutano (e non poco) chi possiede un’attività. Da quando il più recente decreto del governo è entrato in vigore, su Facebook si è scatenato un fiume impetuoso di messaggi in cui ognuno si rende disponibile a portare ciò che abitualmente vende nelle abitazioni di clienti abituali e non. Che telefonando al numero indicato in coda al messaggio, possono ricevere ogni bendiddìo.
I generi alimentari la fanno da padrona ed è bene così perché i sovraffollamenti ai supermercati vanno scongiurati. Si va dalle pizzerie alle macellerie (come la Fd all’interno del Penny Market al Marco Polo), dalle tavole calde (La taverna di Poldo per citarne una) alle rosticcerie.
Le aziende pubblicano gli annunci sulle loro pagine ufficiali e li ricondividono sui vari gruppi cittadini, confidando nel passaparola virtuale, non potendo contare su quello verbale. Cibi e bevande, ma non solo.
Si pensi alle edicole (che in qualche caso già erano attrezzate per consegnare i giornali a casa), alle librerie e pure alle profumerie (in fondo il pensiero di un regalo non svanisce neppure ai tempi del Coronavirus).
C’è chi della consegna a domicilio ne aveva fatto un servizio integrativo all’attività ordinaria e chi invece ne sta facendo ricorso ora che l’emergenza sanitaria sta dilagando al punto da ridurre allo stretto indispensabile (così dovrebbe essere) le uscite da casa. Questione di necessità (economica), anzitutto. Se poi nel farla, ci si mette un po’ di empatia, il guadagno è per tutti. Ma qui i soldi non c'entrano. —
G.N.
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