Gioco
Chiudono i bar ma anche tanti negozi «Subito misure a sostegno per non morire»
All’Esselunga tutti in coda per fare la spesa, serrati grandi ristoranti e pasticcerie tra le più note, il caffé si beve a casa
C’è chi resiste, o almeno ci prova (come il bar “Lencioni” in via Fratti) e chi sceglie la chiusura della attività, soprattutto se gestita in proprio. «Da oggi il negozio rimarrà chiuso», scrive la proprietario di “The Olly'S Crown -Woman Fashion Store” in via Battisti, sul cartello esposto in vetrina: «Ritengo doveroso fare questo sacrificio economico nella speranza che le Istituzioni ci sostengano. Auguro a tutti che presto questo incubo possa finire. Il negozio riaprirà in un momento più opportuno (spero bastino 10 giorni), in base all’evolversi della situazione».
I negozi che non siano di generi alimentari, fuori o dentro i centri commerciali, saranno comunque chiusi ogni fine settimana fino a 3 aprile, come da decreto del Governo.
«Noi abbiamo deciso per il momento di rimanere aperti fino a dopo pranzo», spiegano al bar “Irene” di via San Martino, luogo di aperitivi per eccellenza:«Cerchiamo di dare un servizio a chi resta al lavoro in centro». La pasticceria “Mantovani” - luogo di affollate quotidiane colazioni - invece ha chiuso i battenti: riapertura il 18 marzo, avvisa il cartello in vetrina. In Passeggiata, alcuni nomi celebri per la pausa quotidiana - che sia caffè o aperitivo - staranno chiusi: Galliano a Viareggio, il bar “Baroni” a Lido, tanto per citarne alcuni.
«Cerchiamo di fare servizio a pranzo», racconta al Tirreno Marco Fantoni che con la famiglia gestisce il ristorante “Sa Playa”, in Passeggiata. I tavoli rigorosamente apparecchiati per due persone e la sanificazione con l’ozono, con tanto di “bollino” in vetrina: sono i provvedimenti presi. «Ho 14 dipendenti», sottolinea Fantoni, «alcuni dei quali assunti da pochi mesi, che non hanno maturato ferie. Come faccio a mandarli a casa?». Dagli operatori del turismo (in tutta la Versilia stanno chiudendo anche gli hotel più importanti) si alza l’urlo di un’economia allo stremo: «Devono bloccare gli affitti, i mutui, i costi che le attività così non possono sostenere».
Invece - è la voce dell’ex sindaco di Viareggio Angelo Bonuccelli, da sempre ristoratore - «si è creato un “buco” tra le disposizioni di legge per la tutela della salute e quelle che non ci sono a tutela dell’economia». Per “Tito del Molo” ieri era giorno di chiusura, oggi «si vedrà», per dirle con le parole di Bonuccelli. Che manda un messaggio forte e chiaro: «Le imprese che muoiono ora, poi che faranno?».
In Darsena, tra i “big” ha chiuso “Il Porto”, così come piccoli bar e pub. Al ristorante “Ippocampo”, che serve a pranzo intere “batterie” di operai della nautica è comparso il cartello che avvisa: «I panini si faranno solo su prenotazione telefonica. No alle code ed agli assembramenti». Il titolare, Marco Vatteroni, dice al cronista: «Guardati intorno: io a pranzo di solito faccio tre turni...»
Non si ferma, invece, l’attività dei supermercati. Esselunga presa d’assalto ieri nelle prime ore di apertura, ma l’accesso è limitato: si sta in coda all’esterno e si entra solo quando gli altri escono. Limitazioni analoghe al “Penny” del Marco Polo, mentre da “Fresco market” di via Zanardelli sono comparse le strisce a terra che indicano la distanza da tenere dai banchi della gastronomia e della macelleria. —
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