Il Tirreno

Versilia

L’omicidio a Camaiore 

La famiglia della donna uccisa dal figlio non ha i soldi per rimpatriare la salma

Cesare Bonifazi
La famiglia della donna uccisa dal figlio non ha i soldi per rimpatriare la salma

Il fratello di Larisa Smolyak fa appello al sindaco  per un contributo economico al rimpatrio della salma

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CAMAIORE. Chiede un aiuto Juriy Smolyak, il fratello di Larisa, la donna uccisa dal figlio nella propria abitazione di via Roma con quaranta coltellate al termine di un litigio.

 Lo zio dell’omicida, in un racconto fatto al Tirreno, ha detto dei problemi psichici del nipote e di come la famiglia fosse in condizioni economiche e sociali disastrate ma che tutte le richieste di aiuto fatte in passato sono passate sotto silenzio: «Avevano chiesto l’aiuto dei servizi sociali - dice - ma non li avevano ritenuti idonei per essere seguiti. C’è da aggiungere che mia sorella soffriva di Sla, malattia per la quale riceveva una piccola pensione ma era insufficiente per una vita dignitosa per lei e per il figlio che non riusciva a trovare un lavoro fisso e stabile, dato che doveva seguire la malattia della madre. Vivevano in una casa minuscola perché quello era tutto quello che potevano permettersi. Inoltre la situazione di mio nipote è andata aggravandosi di anno in anno per una depressione che nessuno aveva neanche sospettato. Non per ultimo avevano fatto richiesta per una casa popolare ma, non ho ancora capito perché, non sono riusciti a rientrare nell’assegnazione».

Ed è per questo che Smolyak lancia un appello all’amministrazione affinché contribuiscano al rimpatrio della salma in Ucraina, dove la famiglia vuole fare il funerale. Il corpo della donna infatti da ieri è stato liberato dall’autorità giudiziaria dopo l’autopsia: «Il Comune e gli assessori si mettano una mano sul cuore - dice il fratello della vittima - e ci aiutino a sostenere economicamente il peso di questo trasferimento. In passato proprio loro che potevano alleviare la sofferenza di quella famiglia, non sono riusciti a fare niente. Adesso che mia sorella non c’è più, facciano quello che è nelle loro possibilità affinché possiamo portare la salma di Larisa là dove vive la mia famiglia».

Al momento lo zio dell’omicida è ancora in Versilia perché la provincia da cui proviene è sottoposta alle misure contro la propagazione del Coronavirus. Nei prossimi giorni farà visita in carcere al nipote Andriy Bocksan, accusato di aver ucciso la madre. Secondo la ricostruzione fatta sul posto, Andriy al termine di un litigio con la madre avrebbe afferrato un pesante posacenere e avrebbe colpito in testa la donna che è stramazzata al suolo. A quel punto avrebbe afferrato un coltello da cucina e si sarebbe accanito sul corpo con 40 coltellate. —


 

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