Il Tirreno

Versilia

Coronavirus, solo in pochi sulla spiaggia per il rito dei cento giorni

Gabriele Noli
Coronavirus, solo in pochi sulla spiaggia per il rito dei cento giorni

Viareggio, la prudenza vince sulla scaramanzia, ma chi è venuto non è pentito della scelta: «Il timore è comprensibile, ma il panico no: non si può smettere di vivere»

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VIAREGGIO. Tira un’aria fredda in riva al mare. Le misure adottate per prevenire l’emergenza sanitaria ridimensionano nei numeri e nello svolgimento il rito dei 100 giorni dalla maturità, col rischio che siano pure di più se il termine dell’anno scolastico verrà posticipato. La festa organizzata da ScuolaZoo (che negli ultimi anni aveva richiamato migliaia di ragazzi) non si svolge. Il sindaco Giorgio Del Ghingaro era stato chiaro: «Bisogna evitare di affollare le spiagge». Una pattuglia della polizia municipale sorveglia il Belvedere delle Maschere ed i tratti di Passeggiata vicini: il controllo a distanza è più che sufficiente.

Il cielo grigio minaccia pioggia per l’intera mattinata ma al di là di qualche goccia si trattiene, quasi fosse una forma di clemenza per quegli studenti che non hanno voluto rinunciare ad “una tradizione” (la definiscono così), perché in fondo l’esame di maturità si affronta una sola volta nella vita.

La maggior parte giunge da Firenze e dintorni, non mancano però gruppi di Prato, del Valdarno e della Valdinievole. La diffusione del Covid-19 mette in discussione l’egemonia del treno come mezzo di trasporto. Qualcuno ha infatti preferito l’auto. «Così risparmiamo tempo e soldi», dicono.

La motivazione è valida, anche se lascia sottintendere una malcelata diffidenza nel salire sui Regionali. Chi lo fa, si disinfetta le mani. I più scrupolosi indossano la mascherina. «Ma erano vuoti, il problema del metro di distanza proprio non c’era», esclamano in diversi.

Una ragazza prova a tracciare con uno stecco di legno il voto di maturità sulla riva (100). Non fa in tempo, un’onda vanifica i suoi sforzi. Ci rimane male per un istante, mentre gli amici se la ridono. Sulla spiaggia ci sono giusto loro e pochissimi altri, compreso un ambulante che cerca di vendere occhiali da sole prima e ombrelli poi. Almeno lui non si fa cogliere di sorpresa dalle isterie del meteo.

Quando il cielo dà timidi cenni di apertura, decine di giovani escono dai bar e iniziano la loro composta Via Crucis verso la riva. I volti non sembrano certo quelli di chi si appresta a vivere una giornata di festa: il contesto incide. E non poco.

Dal grigiore generale esula la vivacità di quattro ragazze di Montecatini e Monsummano, arrivate di primissima mattina in treno. «Era l’ultima occasione per fare qualcosa assieme fuori dalla nostra città, visto che la gita a Sarajevo è stata annullata», spiegano Rebecca Ripari, Irene Capecchi, Chiara Carli e Olivia Posocco, tutte a debita distanza (o quasi) l’una dall’altra.

«Il timore è comprensibile, il panico no. Va benissimo essere prudenti, limitare le uscite e gli assembramenti, ma barricarsi in casa è eccessivo, non si può smettere di vivere», sottolineano Marco Chiantini e Dario Viciani, venuti da Firenze come Federico Veli. Lui però in auto, con gli amici. «Essere qui non significa affrontare la situazione con superficialità. Tutti sanno quali sono le precauzioni da prendere». O almeno dovrebbero...

C’è anche chi si trovava in Versilia dalla domenica e aveva approfittato dei “Cento Giorni” per una mini-vacanza. «Ma in giro, la sera, non c’era nessuno». Meglio così... —


 

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