Gioco
A Viareggio niente messe fino al 3 aprile. E i funerali aperti solo ai congiunti
Le celebrazioni religiose sospese per evitare il rischio di contagi fra i fedeli. Ma le chiese della Diocesi resteranno aperte «per la preghiera personale»
Viareggio. Fino a ieri - seconda domenica di Quaresima - ci si era limitati ad alcune misure precauzionali come una distanza di sicurezza fra i fedeli, oppure l’astenersi dallo scambio della pace o il ricevere la comunione soltanto sul palmo della mano. Di fronte all’aggravarsi della situazione e all’inasprimento delle misure prese dal governo nella notte fra sabato e domenica non solo nelle “zone rosse” ma in tutta Italia, ieri sera la Diocesi di Lucca ha deciso di sospendere tutte le messe almeno fino al prossimo 3 aprile. Una decisione che il vescovo di Lucca e di Viareggio Paolo Giulietti - ieri a Viareggio ospite della parrocchia di Bicchio - ha reso noto attraverso un dettagliato comunicato stampa.. Niente messe, però, non significherà chiudere le porte delle chiese.
«Il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri - si legge nella nota firmata dal vescovo - dispone la sospensione delle celebrazioni liturgiche – e quindi la celebrazione pubblica della Santa Messa, comprese le esequie, da oggi fino a nuove indicazioni (attualmente fino al 3 aprile). Le chiese possono rimanere aperte per la preghiera personale, garantendo il mantenimento della distanza di un metro tra i singoli fedeli. Il Concordato garantisce alla Chiesa “piena libertà nell’esercizio del culto”. Tuttavia, data la situazione straordinaria, in spirito di sincera collaborazione con l’autorità civile, in vista della tutela della salute pubblica e accogliendo le indicazioni della Cei, dispongo che fino a venerdì 3 aprile venga ovunque sospesa la celebrazione comunitaria dell’Eucaristia, delle altre azioni liturgiche e delle manifestazioni della pietà popolare; dispongo inoltre che le esequie vengano celebrate, in presenza dei soli stretti congiunti del defunto. Sono anche sospesi tutti gli incontri e le attività pastorali che comportino raduno di persone».
Il vescovo elenca poi una serie di casi specifici: «Nei monasteri di clausura, nelle comunità religiose e nelle comunità di vita la celebrazione dell’Eucaristia e delle altre azioni liturgiche può avvenire, purché a porte chiuse, cioè in assenza di fedeli non appartenenti alle comunità medesime. Chiedo ai parroci e ai rettori di chiese, laddove sussistano le garanzie igieniche stabilite dal Decreto in oggetto, di mantenere aperti i luoghi di culto; se è possibile garantire una presenza costante si esponga l’Eucaristia, non in forma solenne, per l’adorazione privata. Invito i presbiteri a celebrare ogni giorno in forma privata la Santa Messa, seguendo il “Rito della Messa senza il popolo” (Messale Romano, pp. 452-457), se altrimenti impossibile anche da soli. Esorto tutti i fedeli a non tralasciare la preghiera personale e familiare, anche avvalendosi delle trasmissioni televisive e via web, e a dedicare tempo alla lettura della Parola di Dio, affinché questa particolarissima Quaresima veda crescere, nonostante tutto, il fervore nell’adesione al Signore e nell’intercessione per le tante situazioni di sofferenza che proprio in questi giorni si moltiplicano nel mondo. Incoraggio infine a praticare, pur nella limitazione dei movimenti e dei contatti, le opere della carità fraterna, nel mutuo aiuto tra vicini e familiari, nella compagnia – telefonica e “social” – a chi è costretto in casa, nella dedizione generosa ai propri doveri, soprattutto da parte di chi esercita professioni di tutela della salute e dell’ordine pubblici». —
Claudio Vecoli
© RIPRODUZIONE RISERVATA.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
