Il Tirreno

Versilia

Uccide la madre con 40 coltellate, l’appello dello zio: "Mio nipote è malato, aiutatelo"

Cesare Bonifazi
Uccide la madre con 40 coltellate, l’appello dello zio: "Mio nipote è malato, aiutatelo"

Camaiore, dall’infanzia difficile alla depressione degli ultimi anni il fratello di Larisa ripercorre la vita difficile di Andriy Bocksan 

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CAMAIORE. Scorre le immagini nel telefonino e riguarda quell’ultima foto scattata insieme ad Andriy appena tre mesi prima. Era triste ma niente faceva pensare che si sarebbe trasformato in un mostro matricida. Jury Smolyak, fratello di Larisa, la donna uccisa dal figlio mercoledì scorso a Camaiore con quaranta coltellate, è scioccato, non può credere che suo nipote abbia potuto compiere un gesto del genere:«A novembre era tornato in Ucraina per passare il compleanno con il resto della famiglia - racconta - quando è entrato a casa era strano; quasi non sembrava lui. Addirittura non riusciva a riconoscere il nonno, solo dopo un po’ ha realizzato. Non so se questo stato di spaesamento era dovuto alle gocce che prendeva ma mi disse che aveva problemi a respirare e a dormire».

Lo zio dell’assassino è arrivato direttamente dalle Marche quando la sorella dall’Ucraina, Natasha, lo ha chiamato per dirgli che Larisa era stata uccisa dal figlio. Nei prossimi giorni, quando gliene verrà data la possibilità, andrà a trovare il nipote in carcere a Lucca.

«Andriy adesso ha bisogno di una diagnosi seria - dice al Tirreno - è chiaro che soffre di una forma gravissima di depressione, se non di schizofrenia. Va aiutato». Ed è per questo, secondo lui, che non ricorda il momento in cui ha ucciso la madre.

Si sofferma a raccontare la vita di quel ragazzo che a Camaiore non si era fatto notare molto, neanche tra i tavoli del ristorante in cui lavorava: «Andriy ha avuto una vita molto difficile: la madre lo ha lasciato quando è venuta in Toscana e Andriy, che aveva appena due anni, è rimasto in Ucraina con la zia e i nonni. Il padre non l’ha mai conosciuto e questo per lui credo che sia stato un trauma. La lontananza gli ha fatto molto male anche perché dai nonni ha ricevuto un’educazione molto rigida che forse era troppo severa per la sua sensibilità. Quando poi, dopo che Larisa ha fatto molti sacrifici, lui l’ha raggiunta in Versilia, sembrava che le cose potessero andare bene».

E continua: «Il sogno di entrambi era di avere un futuro migliore: come per gli italiani l’idea era di andare negli Stati Uniti, quello degli Ucraini era di venire in Italia. Ed è lo stesso motivo per cui anche io sono venuto a Viareggio, dove ho lavorato come operaio nella Nautica, prima di trasferirmi nelle Marche. Solo che per mia sorella la vita è stata molto più complicata: tanto duro lavoro e tanti sacrifici che però si sono interrotti bruscamente». La vittima infatti a seguito di una brutta caduta, diversi anni fa, ha scoperto di avere la Sla. Le sue condizioni di salute sono andate peggiorando fino al momento in cui non ha dovuto abbandonare completamente il lavoro.

«Andriy è stato molto bravo per tanti anni - continua lo zio - aveva lasciato le scuole superiori (faceva l’Agrario a Montuolo) per aiutare la madre. Saltava da un lavoro all’altro e ha lavorato diversi anni come cameriere. Affrontava tutto con grande spirito di sacrificio ma nessuno si è accorto che stava entrando in una depressione senza uscita».

Le cose si sono andate complicando anche per lui: «Credo che il punto di non ritorno sia avvenuto circa cinque anni fa - dice - mia sorella aveva un compagno fisso da tanto tempo che Andriy chiamava “padre”. Quell’uomo, che per lui era un punto di riferimento, si è tolto la vita davanti ai suoi occhi. Un episodio che ha fatto traballare il suo equilibrio psicologico, già poco stabile. Da quel momento credo che sia entrato in una spirale di depressione che lo ha portato a compiere quel gesto estremo e ingiustificabile».

Secondo lo zio, proprio a causa di questa situazione psicologica instabile Andriy avrebbe reagito in maniera così crudele, accanendosi con quaranta coltellate sul corpo della madre: «La vicina racconta di aver incontrato Andriy e Larisa mentre tornavano dal supermercato: non sembravano in lite e, anche durante il presunto litigio, nessuno è stato in grado di sentire le urla. La situazione è duplice: o hanno litigato a bassa voce, oppure lui è scattato da un momento all’altro improvvisamente. Va considerato che trascorrevano molto tempo in un appartamento minuscolo e che condividevano anche la stessa camera. Le istituzioni, come il Comune e i servizi sociali, non hanno fatto niente per aiutare quella famiglia in difficoltà sociale ed economica: hanno chiesto aiuti ma dovevano campare con la pensione d’invalidità di Larisa, inoltre avevano chiesto l’alloggio popolare ma gli era stato negato». 

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