Il dolore
Odeon, unica sala aperta Ma la capienza è di 80 persone
Precauzioni adottate all’interno per il distacco dei biglietti all’ingresso Centrale, Eden e Goldoni per il momento hanno invece deciso di chiudere
VIAREGGIO. Otto persone in una sala dove i posti disponibili sono al massimo ottanta (da quando è entrato in vigore il decreto del Governo), ma di norma ottocento. Una matrioska di numeri derubricabile come una delle conseguenze del Coronavirus e delle misure adottate per contenerlo (provarci, almeno). Dei quattro cinema di Viareggio, l’Odeon è l’unico aperto: Eden, Centrale e Goldoni rimangono chiusi. In programmazione, alle 17,30, c’è Il richiamo della foresta: si presume che possa catturare l’interesse, principalmente, dei bambini. Ne entrerà soltanto uno, accompagnato dal padre. Spensierati, entrambi di buon umore. Il genitore non fa del Covid19 motivo di preoccupazione. Sono gli ultimi, il film sta per cominciare. A che servirebbe affannarsi? Di spazio ce n’è in abbondanza, nonostante una riduzione della capienza abituale pari al 90%.
Trattandosi comunque di un giorno lavorativo, sulla bassissima affluenza non influisce unicamente la psicosi da Coronavirus. A mezz’ora dall’inizio della pellicola, la sala è ancora vuota.
Da fuori, qualcuno si avvicina alla porta a vetri d’ingresso per controllare la programmazione dei giorni seguenti. I primi ad entrare sono un uomo ed una donna, si assicurano i posti migliori al netto delle limitazioni, identificabili con i nastri bianchi e rossi collocati agli estremi di diverse file.
Lei è di Milano, lui di Trento. Viareggio ha un suo perché tale da imporsi nella scelta del luogo in cui trascorrere qualche giorno lontano dalla preoccupazione collettiva dovuta al Covid19. Si stupiscono nel rendersi conto che sono gli unici in sala, anche se di lì a breve qualcun altro arriverà. «Domenica a Trento il cinema era pieno», fa presente l’uomo mentre si guarda intorno. La donna ha la mascherina custodita nella borsa: «A Milano la uso, qui non c’è bisogno, per fortuna». Si siedono uno accanto all’altra, seppure la distanza minima da rispettare sia di un metro.
Prenderanno posto un’altra coppia e due signori, ognuno per conto proprio, tra cui il professor Bruno Mannocchi. La voglia di godersi un film vince su qualsivoglia allarme ritenuto evidentemente eccessivo rispetto alla personale percezione e valutazione del fenomeno.
Ma le precauzioni da prendere non mancano, ad esempio nel momento in cui bisogna mostrare il biglietto acquistato al botteghino. Due le possibilità: depositarlo direttamente nell’urna oppure appoggiarlo sul tavolo lasciando che sia il controllore a farlo. Un po’ come quando si va a votare, con il ticket al posto della scheda elettorale.
Situazione di calma reale (mica apparente) destinata a restare tale, perché comunque tra ottanta e ottocento persone la differenza è drastica e sostanziale.
Si andrà avanti così, ma per quanto? —
G.N.
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