Il Tirreno

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La strage di Viareggio

Strage di Viareggio, il ricorso di Moretti: «Sentenza d’appello da annullare»

Donatella Francesconi
Strage di Viareggio, il ricorso di Moretti: «Sentenza d’appello da annullare»

L’ex amministratore delegato di Ferrovie si è affidato alla difesa di Franco Coppi, cassazionista che è stato anche il legale di Giulio Andreotti e Silvio Berlusconi

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VIAREGGIO. La sentenza pronunciata lo scorso anno dai giudici della terza sezione della Corte d’Appello di Firenze ha «vizi metodologici e patologici così clamorosi e gravi da giustificare la formulazione di una richiesta di annullamento senza riserva in relazione a tutti i capi di imputazione e ai punti della decisione che ha affermato la responsabilità di Mauro Moretti per i reati colposi a lui ascritti». È l’esordio del ricorso presentato in Cassazione dalla difesa dell’ex amministratore delegato di Ferrovie, condannato a 7 anni di carcere per il disastro ferroviario di Viareggio - 29 giugno 2009-32 morti - anche nelle vesti di ex ad di Rete ferroviaria italiana. Difesa affidata all’avvocato Franco Coppi (Foro di Roma), difensore di massima fama, avvocato di Giulio Andreotti, Silvio Berlusconi, della la ThyssenKrupp nel processo per il rogo di Torino, di Gianni De Gennaro per i fatti alla scuola Diaz al G8 di Genova, e molti altri.

Per il difensore si configurano «inesistenti responsabilità colpose a carico degli amministratori e dei dirigenti del Gruppo Fs». E torniamo all’inizio del “Gioco dell’oca” portato in aula dai difensori di Fs e delle sue imprese: la strage di Viareggio è dovuta alla rottura di un assile «non correttamente revisionato». Dunque, la colpa è tutta delle imprese tedesche Gatx, proprietaria delle cisterne cariche di Gpl, e Jungenthal, l’officina di Hannover che aveva revisionato lo stesso assile.

Ma la sentenza di secondo grado è andata ben oltre nello sviscerare cause e responsabilità del disastro ferroviario di 11 anni fa. Riconoscendo lka responsabilità di Moretti nella mancata prevenzione in qualità di amministratore delegato della holding Ferrovie. Una decisione alla quale i giudici sono arrivati - secondo la difesa di Moretti - «a prezzo di vistosi errori di diritto e di evidenti contraddizioni». L’avvocato Coppi argomenta con toni alti: «Si noti che l’ipotesi - sviluppata nel capo di imputazione - che l’ingegner Moretti nel suo ruolo di amministratore delegato della holding sarebbe responsabile di tutte le condotte omissive contestate agli amministratori delle società controllate Trenitalia e Rfi, in quanto si sarebbe ingerito nella gestione delle predette società a tal punto da dovere essere considerato un loro amministratore di fatto, si colloca già di per sé al limite dell’incredibile».

L’avvocato Coppi punta dritto sulla Corte d’Appello, ma non risparmia Procura di Lucca e Procura generale, là dove scrivere che i giudici del secondo grado si sono «fatti fuorviare dagli evanescenti argomenti del pubblico ministero e delle parti civili, unicamente diretti a tratteggiare la figura dell’ingegner Moretti, per evidenti scopi di pura utilità processuale, capace di dominare completamente le tre principali articolazioni di un gruppo societario di rilevanti dimensioni, piegandole completamente al proprio volere ed esercitando il proprio controllo assoluto su qualsiasi decisione». 

 

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