Sicurezza
Inchiesta in Comune, ecco chi sono gli otto indagati
Fra loro c’è l’amministratore della Pietrasanta Sviluppo Claudio Viviani: per lui l’ipotesi di reato è falso ideologico in atto pubblico
pietrasanta. C’è anche un amministratore pubblico fra gli otto indagati per il caso della presunta incompatibilità per i lavori affidati dal Comune ad aziende e società riconducibili al sindaco Alberto Giovannetti e all’amministratore unico della Pietrasanta Sviluppo, Claudio Viviani.
E proprio Viviani è fra i destinatari della notifica di chiusura delle indagini inviata dalla Procura di Lucca, che potrebbe sfociare in un rinvio a giudizio delle persone chiamate in causa dal pm Piero Capizzoto o nello stralcio della loro posizione, con annessa richiesta di archiviazione.
Non solo, dunque, come inizialmente si era parlato, dipendenti comunali nell’inchiesta innescata da un esposto presentato in Procura, nel luglio 2019, da Ettore Neri, Rossano Forassiepi e Nicola Conti del Partito democratico.
Esposto dove, rifacendosi al Testo unico degli enti locali, si mettevano appunto nel mirino lavori e servizi comunali affidati a società e aziende che hanno da una parte fra i referenti il sindaco e dall’altra Viviani.
E a proposito di Viviani l’ipotesi di reato evocata dalla Procura di Lucca è quella di falso ideologico in atto pubblico: in sostanza l’amministratore unico della Pietrasanta Sviluppo (nomina certificata dall’ex maggioranza Mallegni con fiducia successivamente ribadita dall’attuale esecutivo guidato da Giovannetti) avrebbe omesso di comunicare, nel contesto della propria compatibilità come referente della società partecipata dal Comune, il suo rapporto con la ditta.
Sono, invece, sette i dipendenti comunali indagati per abuso di ufficio: Filippo Bianchi (lavori pubblici), Simone Pedonese (già dirigente dei lavori pubblici), Sergio Tedeschi (ufficio cultura), Laura Bandelloni (lavori pubblici ), Gino Tognocchi (lavori pubblici), Alberto Conti (dipendente dei lavori pubblici), Stefano Taccola (lavori pubblici).
Come detto, siamo ancora in una fase dell’inchiesta che potrebbe sfociare, da qui a due settimane e quindi dopo la presentazione delle eventuali misure difensive da parte delle persone indagate,, nell’archiviazione o ancora nel rinvio a giudizio.
Così come non si possono escludere, sempre in base proprio alle memorie difensive, altri scenari per una vicenda che, non solo dal punto di vista politico, tiene banco da mesi a Pietrasanta. E che aveva visto il primo cittadino – marzo 2019 – rinunciare ufficialmente ad affidamenti dagli uffici comunali a quelle società che lo vedono come amministratore o ancora socio. Ovviamente l’eventuale richiesta di rinvio a giudizio di chi è attualmente indagato significherebbe per la Procura che è necessario un processo per verificare se le contestazioni formulate siano confutabili o meno. —
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