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Splendida Canzonissima trionfa il Rione Terminetto
La formula della competizione tra i quartieri cittadini funziona alla grande Al teatro Jenco spettacolo e divertimento. Al secondo posto la Vecchia Viareggio
VIAREGGIO. Una vera e propria vittoria di squadra. Con il simpatico monologo di un’incontenibile Nadia Cupisti, la toccante scenetta ideata da Lorenzo Paoli e interpretata da Giacomo Ghiri e la canzone “Viareggio vero amore” di Massimo Domenici eseguita da Alessandro Pasquinucci e Alessia Dini, è il Rione Terminetto a vincere la quinta edizione di Canzonissima di Carnevale. Un’annata, questa, dedicata proprio alla competizione fra i quartieri cittadini.
Al secondo posto la Vecchia Viareggio, terza piazza d’onore ex aequo per tutti gli altri – Campo d’Aviazione, Darsena, Marco Polo, Migliarina, Terminetto, Torre del Lago e Varignano.
Lo diciamo subito: sabato sera, al Teatro Jenco in via Menini, è andata in scena probabilmente la miglior edizione di sempre di Canzonissima di Carnevale. Intanto una formula più snella: lo spettacolo, condotto ancora una volta da Federica Michetti e Mattia Di Vivona con la giusta dose di professionalità e autoironia, scorreva in maniera fluida e convincente ed è durato di meno rispetto al passato. E poi quella della competizione tra i rioni a suon di canzoni e scenette sembra essere la giusta chiave di volta per una Canzonissima che, avendo proposto finora brani già sentiti e risentiti, ha dovuto giocoforza inventarsi qualcosa di nuovo ogni anno.
Renzo Pieraccini, uno degli organizzatori assieme ad Antonella Ciardiello, Roberto Pezzini e Alessandro Santini, l’aveva però detto: per motivi di tempo non è stato possibile chiedere ai nove rioni partecipanti di produrre brani inediti, che sarà invece l’obiettivo per l’immediato futuro. E chissà, forse sarebbe la miccia perfetta che riaccenderebbe definitivamente la scintilla della passione per il Carnevale nei quartieri.
Pensare di ritornare ai fasti della Canzonetta dei Rioni degli anni Ottanta è mera utopia, non fosse altro che il glorioso Politeama che la ospitò è mestamente chiuso e che la mancanza in città di un teatro comunale di grande capienza – con rispetto parlando per la sempre accogliente, ma piccola, “bomboniera” dello Jenco – si è ripresentata in tutta la sua brutalità. E lo spirito era diverso, il Carnevale era diverso, la società era diversa.
Ma se non può essere una riproposizione “tu cur”, risvegliare il senso di appartenenza al proprio quartiere e la voglia di sfidarsi all’insegna del divertimento e delle risate è la giusta strada da perseguire. Contestualizzandoli ai gusti e ai tempi odierni, certo. Ma la direzione è quella.
Il pubblico sembra essersi divertito, cantanti e attori pure – da Paolo Bonanni della Vecchia Viareggio, tornato a dare il meglio di sé, a Enrico Botta della Migliarina che ha costruito un monologo citando le canzoni della nostra tradizione, dai bimbi del Rione Darsena a Enrico Petri in versione Re Carnevale per il Marco Polo, passando per le scenette di Campo d’Aviazione (spassosissima), Croce Verde, Torre del Lago e Varignano.
Insomma, volendo citare la scena del quartiere vincitore, c’è un cuore che batte ancora. Quello della passione rionale. Che sembra più viva che mai. Basta solo saperla coinvolgere nel giusto modo. –
Simone Pierotti
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