Sicurezza
La gratitudine dei sopravvissuti: è un riconoscimento per tutti noi
La commozione per l’arrivo del presidente e i ricordi «La notte sogno ancora di scappare dai soldati»
Adele Pardini e sua sorella Siria, ogni sabato, salgono a Sant’Anna di Stazzema. Adele, che oggi ha 79 anni e abita a Pozzi, si sposta in motorino fino a Pietrasanta e poi con l’autobus raggiunge Coletti, la frazione dove è nata e dove il 12 agosto del 1944 ha perso la madre e la sorella Anna di appena venti giorni, la vittima più giovane della strage. Con lei e Siria si salvarono anche Cesira, la sorella maggiore, e Lilia, che all’epoca aveva solo 4 anni.
Adele ha ancora tanta forza e oggi vuole salutare il presidente Sergio Mattarella. «Figuriamoci se mancherò. Ci sono sempre stata in queste occasioni, sia quando è venuto il primo capo dello Stato nel 1982, Sandro Pertini, ma anche più recentemente quando ci fu la visita di Matteo Renzi. C’è ancora molto da fare per Sant’Anna ed è bene ricevere questi rappresentanti delle istituzioni, così possono vedere il Parco nazionale della pace con i propri occhi».
Ha già programmato di esserci anche Enio Mancini, un altro sopravvissuto alla furia nazifascista. «L’ arrivo del capo dello Stato è un riconoscimento – dice – per i valori di Sant’Anna e un modo per rafforzarli sempre di più. Mattarella il 25 aprile del 2000, da ministro della Difesa, accompagnò Ciampi al monumento Ossario: c’ero allora, così come per la visita di Pertini e degli altri tre presidenti, e ci sarò anche stavolta perché mi fa molto piacere».
Per i superstiti della strage è motivo di orgoglio accogliere la più importante carica dello Stato. È una rivincita. Ogni volta è un sospiro di sollievo – perché conferma che lo Stato non li ha dimenticati – e insieme è un piccolo risarcimento, soprattutto per la cappa di silenzio e l’omertà subiti negli anni del dopoguerra. E più recentemente per la giustizia mancata: la Germania che non ha processato i gerarchi nazisti delle Ss condannati dal tribunale militare di La Spezia.
I superstiti oggi in vita, 20 quelli che si conoscono, sono ormai stanchi e provati. «Le mie sorelle come Cesira – dice Adele – non se la sentono più di raccontare quei fatti. Io ogni tanto me li sogno, anche se non li ho rievocati di recente: mi sogno che scappo dai soldati nazisti. Per questo è importante che ci sia un luogo che custodisca per noi la memoria, alla quale si possa continuare ad accedere anche in futuro, soprattutto i giovani».
La pensa così pure Enio Mancini, che a sei anni si è salvato grazie alla bontà di un giovane soldato tedesco che lo fece scappare insieme ad altri, sparando in aria. «A Sant’Anna – dice Enio – serve finire la struttura ricettiva, oggi Fabbrica dei diritti, e fare l’ostello per ricevere piccole comitive. È questo lo sviluppo da portare avanti, oltre a mantenere viva la memoria portando a Sant’Anna più ragazzi possibili. Saranno loro che tramanderanno la storia. Pertanto lo stimolo che faccio alle istituzioni è di finire e realizzare questi due luoghi importanti per il Parco nazionale della pace».
Le nuove generazioni stanno tanto a cuore ad Enrico Pieri, superstite e presidente dell’associazione Martiri di Sant’Anna. Nei giorni scorsi aveva spiegato che «chiederà al presidente Sergio Mattarella di aiutarci a diffondere i valori di Sant’Anna nelle scuole italiane, perché vengano trasmessi alla maggior parte dei giovani, e di sostenerci affinché il Parco nazionale della pace diventi una meta didattica degli istituti scolastici». Oggi Pieri aggiunge che «un presidente che viene a Sant’Anna è sempre importante. Speriamo che con la sua visita, il centro di accoglienza sia definitivamente operativo». —
Tiziano Baldi Galleni
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