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Versilia

L’eccidio rimasto impunito dopo decenni di silenzio

L’eccidio rimasto impunito dopo decenni di silenzio

La medaglia d’oro al valore militare a Stazzema fu attribuita nel 1970, solo nel 1994 fu aperto l’Armadio della vergogna che nascondeva i documenti sulla strage

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stazzema. A Sant’Anna di Stazzema, la mattina del 12 agosto 1944, si consumò uno dei più atroci crimini commessi ai danni delle popolazioni civili nel secondo dopoguerra in Italia. Nel giro di poche ore, nei borghi donne, vecchi e bambini vennero uccisi: gli uomini si erano nascosti nei boschi temendo un rastrellamento. A compiere il massacro due compagnie della XVI divisione Panzer Granadier forte di circa di 300 elementi che guidati da fascisti versiliesi raggiunsero lungo i sentieri il paese da quattro direttrici, circondandolo: il fronte si stava assestando sulla cosiddetta Linea Gotica, pochi chilometri più a nord.

La strage di Sant’Anna di Stazzema si inserisce in una più complessiva azione di guerra ai civili per fare terra bruciata. In Toscana le vittime civili nel biennio’43 –’45 furono oltre quattromila, venticinquemila secondo il recente “Atlante delle stragi nazifasciste” in tutto il territorio italiano. A Sant’Anna nell’arco di poche ore le vittime furono circa cinquecento, 130 i ragazzi sotto i 16 anni, otto le donne incinte che non vennero risparmiate. La più giovane vittima fu Anna Pardini che al momento della strage aveva solo venti giorni: sopravviverà alle sette pallottole che le furono trovate nelle fasce, ma, morirà il 4 settembre. Nei giorni successivi si procedette al seppellimento delle vittime nelle diverse località: il 12 agosto 1948 le salme furono traslate nell’Ossario che domina la Versilia.

Al dolore fece seguito il silenzio delle istituzioni e dei tribunali: si tornò a parlare di Sant’Anna nel 1970 quando fu concessa la medaglia d’oro al Valor militare al Comune. La concessione della medaglia d’oro al valor militare è il primo riconoscimento istituzionale alla storia di questa comunità distrutta dalla strage del 12 agosto 1944. A consegnare la medaglia arrivò il presidente del Consiglio Emilio Colombo il 16 ottobre 1971 oltre un anno e mezzo l’atto di concessione da parte del Quirinale.

Arrivò molto tardi quindi, ben 26 anni dopo la strage. Dopo la guerra, i fascicoli delle commissioni alleate erano stati raccolti a Roma a Palazzo Cesi e presto prese corpo l’indirizzo di non celebrare processi che sarebbero potuti essere scomodi per la Germania che si apprestava ad entrare nel blocco occidentale e in previsione della volontà di dar seguito alla richiesta di stati occupati dai fascisti di criminali italiani. Negli anni’60, in previsione dei termini ventennali della prescrizione tedesca, la magistratura militare italiana invierà alla Germania che ne faceva richiesta oltre mille fascicoli, tutti privi di notizie utili a risalire ai colpevoli. I 695 che contenevano le notizie su Sant’Anna, Fosse Ardeatine, Marzabotto e tante altre stragi finirono con un provvedimento del procuratore militare Enrico Santacroce archiviati per tornare alla luce nel 1994, con il cosiddetto Armadio della vergogna, in occasione del processo al criminale di guerra Erich Priebke scovato in Argentina da una tv statunitense. Mentre Franco Giustolisi e Alessandro De Feo iniziavano sull’Espresso a denunciare lo scandalo, la magistratura continuò a restare ferma e solo all’inizio degli anni 2000 poté iniziare una nuova, tardiva, ma non inutile, stagione dei processi grazie all’impulso e la determinazione del nuovo procuratore della Spezia Marco De Paolis.

Il 23 maggio 2005 fu emessa la sentenza di condanna per dieci SS che avevano avuto ruoli direzionali nella strage: nel 2007 la conferma delle condanne in Cassazione. Anton Galler che aveva guidato la strage finì serenamente i suoi giorni in Spagna. Una commissione parlamentare d’inchiesta proverà a capire le cause dell’occultamento dei fascicoli. La relazione della maggioranza di centro destra parlerà di voglia di cambiare pagina che fece dimenticare i fascicoli. La relazione firmata dall’onorevole Carli ricostruirà le fasi di un tenace tentativo di non fare i processi. La mancata estradizione dei dieci condannati costringerà le vittime ad intentare un’azione in Germania: nell’ottobre 2012 arrivò l’archiviazione a Stoccarda. Il procedimento approderà ad Amburgo dove viveva l’ultimo superstite dei criminali, Gherard Sommer: ritardi burocratici e certificati medici faranno slittare i tempi della messa in accusa fino alla morte dell’ultimo dei criminali da uomo libero. L’avvocata Gabriele Heinecke che ha condotto la battaglia in Germaniaè cittadina onoraria di Stazzema. Anche il procuratore Marco De Paolis lo è. —

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