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L'APPROFONDIMENTO

Mattarella a Sant'Anna di Stazzema, il senso di una giornata storica

Oscar Luigi Scalfaro incontra i superstiti nel luogo dell’eccidio il 29 aprile 1998 (foto dal sito del Quirinale)
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Oscar Luigi Scalfaro incontra i superstiti nel luogo dell’eccidio il 29 aprile 1998 (foto dal sito del Quirinale)

Malgrado l’emergenza sanitaria nazionale il Capo dello Stato ha voluto rispettare l’impegno preso col Comune di Stazzema e con tutta la Versilia

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Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha visitato Sant’Anna di Stazzema sabato 29 febbraio per celebrare due anniversari: i cinquant’anni dal conferimento a Stazzema della medaglia d’oro al valore militare in ricordo dell'eccidio nazifascista di 560 civili, anziani e bambini compresi, del 12 agosto 1944 e i venti anni dall’istituzione del Parco Nazionale della Pace. Nell'occasione al museo della Resistenza ha inaugurato la Fabbrica dei diritti che svolgerà un ruolo importante nel progetto del Parco della Pace.

Un segno di vicinanza e rispetto per la nostra storia
di Luciano Menconi

Come Sandro Pertini, Oscar Luigi Scalfaro, Carlo Azeglio Ciampi, Giorgio Napolitano. Sergio Mattarella arriva - o meglio torna - a Sant’Anna di Stazzema da presidente della Repubblica, per rendere omaggio, a nome dello Stato, a uno dei luoghi simbolo del Novecento. Lo fa in occasione di due anniversari: i cinquant’anni dal conferimento a Stazzema della Medaglia d’oro al valor militare e i venti anni dall’istituzione del Parco Nazionale della Pace.

Due anniversari che rimandano a stagioni lontanissime l’una dall’altra: nella prima, il 1970, il mondo era ancora diviso dalla cortina di ferro, l’Italia era in balìa della strategia della tensione, il dolore seminato dai crimini della seconda guerra mondiale era ancora troppo forte per una vera pacificazione tra popoli e paesi; nella seconda, l’anno 2000, erano invece ormai alle spalle le divisioni crollate con il muro di Berlino, era stato spalancato l’armadio della vergogna dove per decenni rimase nascosta la volontà dello Stato di fare luce e giustizia sui fatti più atroci del conflitto mondiale, l’Europa non era più semplicemente una sommatoria di Stati ma un’unione di nazioni impegnate a costruire un continente sempre più aperto e condiviso.

Prima del 1996, l’anno in cui partirono sull’Espresso le inchieste di Franco Giustolisi sullo scandaloso occultamento dei documenti relativi alle stragi nazifasciste, solo Sandro Pertini era venuto a Sant’Anna, non altri prima di lui, non Francesco Cossiga dopo di lui. Dopo il 1996 invece tutti i presidenti della Repubblica non hanno mancato di testimoniare con una visita ufficiale la vicinanza a una popolazione martoriata dall’eccidio e il riconoscimento alla grandezza del percorso intrapreso da questa comunità per diffondere proprio da qui, il borgo dove il male si è manifestato nel modo più feroce, un messaggio di pace e speranza.

Malgrado le tenebre del Novecento siano lontane, l’Italia e l’Europa vivono un periodo non facile, né felice. In un momento particolarmente problematico per il nostro paese, alle prese con tensioni politiche, difficoltà economiche e un’emergenza sanitaria senza precedenti, Sergio Mattarella torna a Sant’Anna – dopo la visita che fece il 25 aprile 2000 in veste di ministro della difesa insieme al presidente Ciampi - per onorare l’impegno preso con il Comune di Stazzema. Lo fa anche se mai come in queste ore convulse la sua presenza a Roma è importante per garantire equilibrio e compattezza istituzionale. Il suo arrivo oggi a Sant’Anna è un segno di sincera vicinanza e di profondo rispetto per la nostra storia. Grazie, presidente.

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La gratitudine dei sopravvissuti: è un riconoscimento per tutti noi
di Tiziano Baldi Galleni

La commozione per l’arrivo del presidente e i ricordi: «La notte sogno ancora di scappare dai soldati»

Stazzema. Adele Pardini e sua sorella Siria, ogni sabato, salgono a Sant’Anna di Stazzema. Adele, che oggi ha 79 anni e abita a Pozzi, si sposta in motorino fino a Pietrasanta e poi con l’autobus raggiunge Coletti, la frazione dove è nata e dove il 12 agosto del 1944 ha perso la madre e la sorella Anna di appena venti giorni, la vittima più giovane della strage. Con lei e Siria si salvarono anche Cesira, la sorella maggiore, e Lilia, che all’epoca aveva solo 4 anni.

Adele ha ancora tanta forza e oggi vuole salutare il presidente Sergio Mattarella. «Figuriamoci se mancherò. Ci sono sempre stata in queste occasioni, sia quando è venuto il primo capo dello Stato nel 1982, Sandro Pertini, ma anche più recentemente quando ci fu la visita di Matteo Renzi. C’è ancora molto da fare per Sant’Anna ed è bene ricevere questi rappresentanti delle istituzioni, così possono vedere il Parco nazionale della pace con i propri occhi».

Ha già programmato di esserci anche Enio Mancini, un altro sopravvissuto alla furia nazifascista. «L’ arrivo del capo dello Stato è un riconoscimento – dice – per i valori di Sant’Anna e un modo per rafforzarli sempre di più. Mattarella il 25 aprile del 2000, da ministro della Difesa, accompagnò Ciampi al monumento Ossario: c’ero allora, così come per la visita di Pertini e degli altri tre presidenti, e ci sarò anche stavolta perché mi fa molto piacere».

Per i superstiti della strage è motivo di orgoglio accogliere la più importante carica dello Stato. È una rivincita. Ogni volta è un sospiro di sollievo – perché conferma che lo Stato non li ha dimenticati – e insieme è un piccolo risarcimento, soprattutto per la cappa di silenzio e l’omertà subiti negli anni del dopoguerra. E più recentemente per la giustizia mancata: la Germania che non ha processato i gerarchi nazisti delle Ss condannati dal tribunale militare di La Spezia.

I superstiti oggi in vita, 20 quelli che si conoscono, sono ormai stanchi e provati. «Le mie sorelle come Cesira – dice Adele – non se la sentono più di raccontare quei fatti. Io ogni tanto me li sogno, anche se non li ho rievocati di recente: mi sogno che scappo dai soldati nazisti. Per questo è importante che ci sia un luogo che custodisca per noi la memoria, alla quale si possa continuare ad accedere anche in futuro, soprattutto i giovani».

La pensa così pure Enio Mancini, che a sei anni si è salvato grazie alla bontà di un giovane soldato tedesco che lo fece scappare insieme ad altri, sparando in aria. «A Sant’Anna – dice Enio – serve finire la struttura ricettiva, oggi Fabbrica dei diritti, e fare l’ostello per ricevere piccole comitive. È questo lo sviluppo da portare avanti, oltre a mantenere viva la memoria portando a Sant’Anna più ragazzi possibili. Saranno loro che tramanderanno la storia. Pertanto lo stimolo che faccio alle istituzioni è di finire e realizzare questi due luoghi importanti per il Parco nazionale della pace».

Le nuove generazioni stanno tanto a cuore ad Enrico Pieri, superstite e presidente dell’associazione Martiri di Sant’Anna. Nei giorni scorsi aveva spiegato che «chiederà al presidente Sergio Mattarella di aiutarci a diffondere i valori di Sant’Anna nelle scuole italiane, perché vengano trasmessi alla maggior parte dei giovani, e di sostenerci affinché il Parco nazionale della pace diventi una meta didattica degli istituti scolastici». Oggi Pieri aggiunge che «un presidente che viene a Sant’Anna è sempre importante. Speriamo che con la sua visita, il centro di accoglienza sia definitivamente operativo».

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L’eroina che salvò tre bimbi dalla carneficina dei nazisti
di Tiziano Baldi Galleni

Stazzema. Cesira Pardini oggi ha 93 anni ed è una delle superstiti eroine di Sant’Anna di Stazzema ancora in vita. È la terza donna ed essere stata insignita della medaglia d’oro al merito civile, dopo Genny Bibolotti Marsili (trucidata a Sant’Anna) e Milena Bernabò. Cesira durante la strage salvò le due sorelle Adele e Lilia, che allora avevano quattro e dieci anni, e un bambino di un anno, Paolo Lencioni. Il 12 agosto 1944 però perse la mamma e altre due sorelle, fra cui Anna Pardini, che aveva 20 giorni, la più giovane vittima di Sant’Anna.

Prima e durante la guerra, abitava a Coletti, una località della frazione di Sant’Anna di Stazzema, insieme al padre, alla madre, e ai nove fratelli. Aveva 18 anni, nel 1944. «Ci hanno messo tutti al muro della casa», è la testimonianza al processo di La Spezia nel 2004, in cui Cesira ha raccontato l’episodio cruciale.

Furono raccolte circa 30 persone, fra donne e bambini, e poi un tedesco «si è levato il revolver l’ha puntato alla testa della mamma e poi al bimbo, così lei ha tirato un grido. Io ho detto: “Mamma datemi la bimba” (che era la piccola Anna, ndr).

E lei mi ha fatto: “Salvatevi se potete”, ed è stata l’ultima parola della mia mamma. Nel frattempo si è aperta la porta del forno: io ho preso prima la mia Adele e l’ho buttata nel forno, poi ho preso la Lilia e l’ho buttata dentro e poi Maria, ma era già tutta a pezzi. Mentre mia mamma è rimasta là così, morta, con questa bambina fra le braccia».

Per questo gesto il 14 novembre del 2012, in una cerimonia in prefettura a Lucca, a Cesira Pardini è stata conferita dal sottosegretario agli interni Giovanni Ferrara la medaglia d’oro al merito civile. Ma per tutti Cesira è sempre stata un’eroina.

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Da Pertini all’abbraccio di Gauck così Sant’Anna ha scritto la storia

Dal 1982 ad oggi altri quattro capi di Stato italiani e uno tedesco hanno visitato il luogo dell’eccidio

Stazzema. Oggi Sant’Anna di Stazzema è Parco nazionale della pace e luogo riconosciuto dalle istituzioni che, ogni anno, per le varie ricorrenze, salgono nel paese dell’eccidio. Ma non è sempre stato così.
Per vedere il primo presidente della Repubblica bisognerà attendere fino all’autunno 1982 quando - era il 29 settembre - a salire le impervie curve delle strada di accesso fu Sandro Pertini, il presidente partigiano, uno dei capi della Resistenza italiana: le orazioni si svolsero nello spazio davanti alla piazza della chiesa, di fronte all’imbocco del sentiero che porta all’Ossario attraverso la via Crucis.

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A tenere le orazioni Maria Eletta Martini e il deputato versiliese Leonetto Amadei, uno dei padri costituenti. Pertini inaugurò in quella occasione la pinacoteca ricavata nella vecchia struttura delle scuole elementari del paese, che sarà il nucleo del museo storico della Resistenza che nascerà alcuni anni dopo. Non salirà a Sant’Anna il suo successore Francesco Cossiga, mentre lo farà Oscar Luigi Scalfaro che nel settembre del 1996 aveva fatto visita ai territori colpiti dall’alluvione del giugno di quell’anno e che aveva promesso che sarebbe salito a rendere omaggio alle vittime d i Sant’Anna di Stazzema.

Lo farà il 29 aprile 1998 in una giornata con qualche ombrello aperto alla presenza delle autorità locali preceduto nell’intervento dall’allora sindaco di Stazzema Lorenzoni, da Enrico Pieri, vice presidente dell’associazione martiri di Sant’Anna, del presidente dell’istituto storico regionale della Resistenza, Elio Gabbugiani.

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Il presidente Scalfaro, raccontano le cronache del tempo, lasciò la promessa di impegno perché si potessero svolgere quei processi negati alle vittime e ai familiari per troppo tempo dopo la scoperta dell’Armadio della vergogna, come era stato definito. Solo due anni dopo fu la volta di Carlo Azeglio Ciampi, accompagnato dall’allora ministro della Difesa Sergio Mattarella: fu un 25 aprile diverso, partecipato, ricco di partecipazione popolare in cui il presidente della Repubblica livornese sottolineò più volte il valore della Resistenza, mettendo fine a tutte le fantasiose ricostruzioni della strage.

Idealmente dette il via ad un anno importante per la storia di Sant’Anna di Stazzema perché nell’ottobre arrivò il definitivo sì del parlamento al progetto di legge dell’onorevole Carlo Carli che istituiva il Parco nazionale della pace proprio in quel luogo così a lungo dimenticato dallo Stato. A dicembre del 2000 arriverà la pubblicazione in Gazzetta ufficiale: quest’anno quindi ricorrono i 20 anni del Parco.

Nel 2004 per il 60esimo anniversario della strage, giunsero i ministri dell’Interno di Italia e Germania Pisanu e Schilly, prima del 24 marzo 2013 quando in una giornata fredda e piovosa si incontrarono a Sant’Anna di Stazzema il presidente italiano Giorgio Napolitano (già venuto da ministro dell’Interno nel 1996) e Joachim Gauck, allora presidente della Repubblica federale tedesca.

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Fu la prima volta, dopo la sentenza e l’archiviazione del processo a Stoccarda nell’ottobre 2012: il presidente tedesco disse con forza che non solo i tribunali emettono sentenze nei confronti dei colpevoli. Resta l’immagine iconica di due degli uomini più importanti della Terra con il capo chino di fronte al monumento che ricorda le vittime del 12 agosto; resta una targa in bronzo in cui sono impresse per sempre le parole di fratellanza di due Paesi che furono prima uniti in una alleanza mortale, poi su fronti opposti.

Negli ultimi 5 anni si sono succedute le visite istituzionali: il ministro della Giustizia, Andrea Orlando, la ministra delle Riforme Maria Elena Boschi, il presidente del Senato Pietro Grasso, il ministro degli Esteri Moavero Milanesi e ancor prima il ministro degli Esteri Angelino Alfano accompagnato da tutti i colleghi del G7 degli Esteri e dal Commissario per gli Affari esteri dell’Unione europea, Federica Mogherini. Quel giorno c’era anche il Segretario di Stato statunitense Rex Tillerson. Ultima in ordine di tempo la visita del presidente della Camera Roberto Fico. Sant’Anna oggi è nei libri di storia dopo anni di oblio. Sant’Anna è oggi un laboratorio di pace.

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L’eccidio rimasto impunito dopo decenni di silenzio

La medaglia d’oro al valore militare a Stazzema fu attribuita nel 1970, solo nel 1994 fu aperto l’Armadio della vergogna che nascondeva i documenti sulla strage

Stazzema. A Sant’Anna di Stazzema, la mattina del 12 agosto 1944, si consumò uno dei più atroci crimini commessi ai danni delle popolazioni civili nel secondo dopoguerra in Italia. Nel giro di poche ore, nei borghi donne, vecchi e bambini vennero uccisi: gli uomini si erano nascosti nei boschi temendo un rastrellamento. A compiere il massacro due compagnie della XVI divisione Panzer Granadier forte di circa di 300 elementi che guidati da fascisti versiliesi raggiunsero lungo i sentieri il paese da quattro direttrici, circondandolo: il fronte si stava assestando sulla cosiddetta Linea Gotica, pochi chilometri più a nord.

La strage di Sant’Anna di Stazzema si inserisce in una più complessiva azione di guerra ai civili per fare terra bruciata. In Toscana le vittime civili nel biennio’43 –’45 furono oltre quattromila, venticinquemila secondo il recente “Atlante delle stragi nazifasciste” in tutto il territorio italiano.

A Sant’Anna nell’arco di poche ore le vittime furono circa cinquecento, 130 i ragazzi sotto i 16 anni, otto le donne incinte che non vennero risparmiate. La più giovane vittima fu Anna Pardini che al momento della strage aveva solo venti giorni: sopravviverà alle sette pallottole che le furono trovate nelle fasce, ma, morirà il 4 settembre. Nei giorni successivi si procedette al seppellimento delle vittime nelle diverse località: il 12 agosto 1948 le salme furono traslate nell’Ossario che domina la Versilia.

Al dolore fece seguito il silenzio delle istituzioni e dei tribunali: si tornò a parlare di Sant’Anna nel 1970 quando fu concessa la medaglia d’oro al Valor militare al Comune. La concessione della medaglia d’oro al valor militare è il primo riconoscimento istituzionale alla storia di questa comunità distrutta dalla strage del 12 agosto 1944. A consegnare la medaglia arrivò il presidente del Consiglio Emilio Colombo il 16 ottobre 1971 oltre un anno e mezzo l’atto di concessione da parte del Quirinale.

Arrivò molto tardi quindi, ben 26 anni dopo la strage. Dopo la guerra, i fascicoli delle commissioni alleate erano stati raccolti a Roma a Palazzo Cesi e presto prese corpo l’indirizzo di non celebrare processi che sarebbero potuti essere scomodi per la Germania che si apprestava ad entrare nel blocco occidentale e in previsione della volontà di dar seguito alla richiesta di stati occupati dai fascisti di criminali italiani.

Negli anni’60, in previsione dei termini ventennali della prescrizione tedesca, la magistratura militare italiana invierà alla Germania che ne faceva richiesta oltre mille fascicoli, tutti privi di notizie utili a risalire ai colpevoli. I 695 che contenevano le notizie su Sant’Anna, Fosse Ardeatine, Marzabotto e tante altre stragi finirono con un provvedimento del procuratore militare Enrico Santacroce archiviati per tornare alla luce nel 1994, con il cosiddetto Armadio della vergogna, in occasione del processo al criminale di guerra Erich Priebke scovato in Argentina da una tv statunitense. Mentre Franco Giustolisi e Alessandro De Feo iniziavano sull’Espresso a denunciare lo scandalo, la magistratura continuò a restare ferma e solo all’inizio degli anni 2000 poté iniziare una nuova, tardiva, ma non inutile, stagione dei processi grazie all’impulso e la determinazione del nuovo procuratore della Spezia Marco De Paolis.

Il 23 maggio 2005 fu emessa la sentenza di condanna per dieci SS che avevano avuto ruoli direzionali nella strage: nel 2007 la conferma delle condanne in Cassazione. Anton Galler che aveva guidato la strage finì serenamente i suoi giorni in Spagna. Una commissione parlamentare d’inchiesta proverà a capire le cause dell’occultamento dei fascicoli.

La relazione della maggioranza di centro destra parlerà di voglia di cambiare pagina che fece dimenticare i fascicoli. La relazione firmata dall’onorevole Carli ricostruirà le fasi di un tenace tentativo di non fare i processi. La mancata estradizione dei dieci condannati costringerà le vittime ad intentare un’azione in Germania: nell’ottobre 2012 arrivò l’archiviazione a Stoccarda. Il procedimento approderà ad Amburgo dove viveva l’ultimo superstite dei criminali, Gherard Sommer: ritardi burocratici e certificati medici faranno slittare i tempi della messa in accusa fino alla morte dell’ultimo dei criminali da uomo libero. L’avvocata Gabriele Heinecke che ha condotto la battaglia in Germaniaè cittadina onoraria di Stazzema. Anche il procuratore Marco De Paolis lo è.

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