Toscana
La satira politica scomparsa e l’attualità impazzita
Il successo di un corso mascherato ha un indicatore infallibile: il diffondersi del parcheggio selvaggio, disciplina per cui suggerirei di istituire un premio apposito, dati i livelli di creatività quasi surreale che raggiunge. Chi si presenta a Viareggio in auto mezz’ora prima del triplice scoppio di inizio diventa infatti artefice di ardite installazioni di arte contemporanea. Agglomerati di lamiere in cui la satira alla follia consumistica è evidente: viviamo in un paese con strade strette e distanze modeste, ma a giudicare dalle autoblindo che ci ostiniamo ad acquistare sembrerebbe che ogni mattina per portare i figli a scuola si debba attraversare la Sierra Nevada.
Se vivi in centro e uscendo di casa ti scheggi la rotula contro un paraurti a prova di zebù, al dolore si sostituisce però una certezza consolante: l’incasso del giorno sarà di quelli significativi. Quest’anno è successo sempre, meno quando all’apertura si è messo di mezzo il maltempo. La pioggia si è rivelata per il primo corso un nemico molto più agguerrito della psicosi coronavirus per la quinta sfilata di ieri l’altro – quando in sostanza ha disdetto solo chi non poteva muoversi dalle regioni interessate dai provvedimenti restrittivi.
Proprio domenica scorsa fra le migliaia di maschere hanno fatto la loro prima comparsa alcune mascherine di protezione. Una barriera che forse difende al massimo da qualche manciata di coriandoli, ma non è questo il punto. Il punto è chiedersi se quelle persone abbiano visto nella tecno-tigre cinese una metafora (per altro chiara) di aggressività commerciale, o anche una trasposizione immaginifica della loro paura per il balzo che il virus ha compiuto dal Celeste Impero fino a noi.
Non è una domanda fine a se stessa. Fa riflettere su come, in un mondo che accelera a ritmi esponenziali, la cronaca possa intervenire a modificare una creazione pensata giocoforza con alcuni mesi di anticipo. Intervenire sui temi caldi è da sempre il perno della satira carnevalesca, ma anni fa la politica (per esempio) offriva protagonisti di lungo corso, quando non immarcescibili come certi notabili democristiani. Se proprio la situazione non offriva molti spunti, con un Andreotti non ti saresti mai sbagliato. Così come era lampante che personaggi come Woityla, Reagan, Thatcher o Merkel non sarebbero stati semplici meteore.
Oggi invece è diventato un grande azzardo. Anche chi ha puntato su Greta o CR7 ha usato una buona dose di coraggio. L’agenda dell’attualità è una centrifuga impazzita, la sorte di un personaggio famoso può cambiare di segno nello spazio di un tweet. E se il simbolo cambia, il significato di un carro può ribaltarsi o collassare su se stesso.
In passato i maghi della cartapesta fiutarono addirittura in anticipo la vittoria di Trump, ma per prevedere i protagonisti dell’attualità a distanza di mesi ormai servirebbe essere autentici sciamani. Ecco perché l’immaginario di questo Carnevale si è affidato a tori, tigri e centauri, ha spaziato dalla fantascienza alla classicità, ha pescato da Alice nel Paese delle Meraviglie o dal Mago di Oz. Figure archetipali e classici senza tempo rimangono il linguaggio solido che permette di parlare al grande pubblico, a dispetto delle convulsioni della cronaca.
In questo panorama Di Maio (con una presenza) e Salvini (con due) sono gli unici politici a comparire fra le grandi costruzioni. Quest’ultimo non si è fatto sfuggire l’occasione per catapultarsi al Carnevale.
Ma se l’apparato propagandistico del capo della Lega ha fiutato l’occasione più ghiotta e pop per aprire la sua campagna di Toscana, fare polemica politica proprio da qui sul Coronavirus il giorno prima di una delle sfilate clou potrebbe essere stato più d’un passo falso. L’impressione è che sia la sua visita sia le relative contestazioni non siano state amplificate dalla manifestazione. Al contrario, ne sono rimaste tutto sommato quasi schiacciate. Re Carnevale sta sul trono solo quattro settimane all’anno, ma per la durata del suo breve regno, signori, la corona non gliela toglie nessuno. —
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