Gioco
Quando anche i carristi si mascherano: «Sui viali ci trasformiamo»
Da Fabrizio Galli a Roberto Vannucci, dalla famiglia Lebigre alla coppia Borri-Croci sono sempre più numerosi i “maghi della cartapesta” che al corso si trasformano
C'è chi s'è vestito a immagine e somiglianza di un mascherone del proprio carro. C'è chi ha un costume più o meno simile a quello di tutti gli altri figuranti. E chi, infischiandosene della distinzione fra costruttore e maschere, si mimetizza fra loro. Come sono lontani i tempi in cui i carristi li riconoscevi al primo colpo perché camminavano all'indietro per fissare la loro creatura, senza sfoggiare buffi travestimenti (unica eccezione Gionata Francesconi). Adesso, invece, alcuni maghi della cartapesta s'immedesimano con maschere e mascheroni.
Fabrizio Galli s'è fatto crescere la barba, tingendosela poi di azzurro, per apparire uguale al suo Re Carnevale: «Tutto è partito l'anno de 'La pace di Cristallo', quando interpretavo il dittatore nordcoreano Kim Jong-Un: per me è stato un grande passo arrivare al ruolo di maschera e partecipare alle coreografie con il carro che avanza alle tue spalle, con tutte le responsabilità che comporta». Un lavoro, quello del costruttore, fatto di sofferenza e tensione: «Grazie ai miei collaboratori molto affidabili posso affrontare serenamente i Corsi. Ma non smetto di controllare se è tutto a posto».
Chi ormai fa parte da anni delle coreografie a terra dei suoi carri è Benjamin Lebigre che si maschera esattamente come la sorella Elodie, mentre il fratello Sebastian e la mamma Corinne Roger rimangono in “divisa”: «Nel momento della sfilata siamo tutti uguali, non ci sono differenze sociali - è il pensiero del più piccolo della famiglia italo-francese -: voglio essere parte integrante dello spettacolo, di quello che si può dire con le nostre maschere. Per me è la bellezza del Carnevale. È una sorta di catarsi, è la libertà di sentirsi qualcun altro».
Tra le capre del corteggio di “Beata ignoranza” spuntano due figure in abiti scuri: il costruttore Roberto Vannucci e la compagna Alessandra. «Amo profondamente il Carnevale, mi piace divertirmi e far divertire. Dicono che ho un carattere burbero, e invece sono un matto...». Soprattutto, «un viareggino che ha il privilegio di fare il mestiere più bello del mondo. Se è vero che il mio Carnevale finisce nel momento in cui il carro esce dall'hangar, sui viali a Mare divento un altro».
Impossibile distinguere Umberto Cinquini tra i figuranti di rosso vestiti: è identico a loro. «Già dai tempi della prima maschera isolata nel 1985 ho portato avanti la mia idea di Carnevale», spiega lui. Vale a dire: «In Passeggiata non porti una statua di cartapesta, ma uno spettacolo completo con musica e animazione: l'interazione con il pubblico mi è sempre piaciuta». Pure la coppia Antonino Croci-Priscilla Borri ama indossare costumi a tema: «Quando il carro è in Passeggiata io divento un suo pezzo da assemblare - dice lui -: anzi, credo sia giusto travestirsi dopo le fatiche del lavoro: ravviva la costruzione e dà l'esempio agli altri figuranti». Fra gli habitué dei carristi mascherati anche Luca Bertozzi. «Mi travestivo già quando facevo le maschere isolate. Adesso resto “in borghese” solo al primo Corso, poi mi confondo fra i figuranti».
Insomma, ti (ri)conosco, mascherina... —
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