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omicidio romanini 

L’arma ritrovata non è quella del delitto

L’arma ritrovata non è quella del delitto

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camaiore. L’arma ritrovata in un terreno di proprietà di Roberto Romanini non è quella che ha sparato al cugino Stefano Romanini l’8 febbraio del 2011.

La conferma di quanto era già emerso dalla perizia dei carabinieri del Reparto investigazioni scientifiche è stata data ieri in tribunale a Lucca dalla stessa Procura. Di conseguenza, resta l’alone di mistero non solo sull’identità del killer dell’imprenditore edile, ma anche sull’arma che ha sparato.

Stefano Romanini, 47 anni, fu ucciso sotto casa con nove colpi di pistola. Secondo i verdetti dei giudici di primo e secondo grado il mandante dell’omicidio è il cugino Roberto, che è stato condannato all’ergastolo: si attende la fissazione del processo in Corte di Cassazione dopo che il suo nuovo legale, l’avvocato Pamela Bonaiuti, ne ha assunto la difesa assieme alla collega Sara Mazzoncini. Quella di ieri a Lucca era l’udienza per il cosiddetto “processo delle armi”, filone dell’inchiesta sul delitto che riguarda il ritrovamento appunto di alcune armi in un terreno di proprietà di Roberto. —

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