Gioco
Aggredito sotto casa da un gruppo di giovani il re del caviale
Viareggio: «Mi hanno chiesto “sei tu quello del panino a tremila euro?” e poi mi hanno colpito alla testa con una bottiglia di birra»
VIAREGGIO. È a passeggio. Sta tornando a casa, quando incrocia nella piazzetta di via Rossini, a Città Giardino, un gruppo di giovani usciti dal corso di Carnevale. Sono in sei e hanno tutti costumi diversi. «Sei tu, quello del panino a tremila euro?», gli chiede uno. Al sì, gli spacca la bottiglia di birra in faccia e fugge via, insieme agli altri. È l’aggressione subita, e raccontata, da Luca Angioli, il re del caviale (patron della Compagnia del caviale, di Viareggio), che nei giorni scorsi ha preparato un panino dal valore di, appunto, tremila euro: una baguette da 110 centimetri con seicento grammi di burro più cinquecento grammi di caviale di storione di Beluga iraniano.
In realtà, di panini così, ne ha preparati e venduti ben cinque, per una cena in villa a Forte dei Marmi per un gruppo di facoltosi immobiliaristi finlandesi, arrivati in Versilia la scorsa estate con l’intenzione di comprare e rivendere ville a connazionali. La cena d’affari, corredata di gamberi, ostriche e champagne, è costata 35mila euro. E la cosa, come sempre, ha fatto molto discutere.
L’incontro tra Angioli e il suo aggressore, sabato sera (erano circa le 7), è stato sicuramente casuale. «Probabilmente avevano parcheggiato l’auto lì – racconta a Il Tirreno – erano tutti ragazzi, italiani, probabilmente anche della zona. È stato però tutto così veloce che non sarei in grado né di ricordare l’accento né di descrivere il volto del giovane. So solo che, quando mi ha fatto quella domanda, non ho fatto nemmeno in tempo a rispondere che ho sentito un dolore forte alla testa. Quando ho riaperto gli occhi, erano già fuggiti. Rientrato a casa, credo di essere anche svenuto: mi sono ritrovato sul letto con il viso ricoperto di sangue».
All’uscita della notizia del panino da record, Angioli era stato anche insultato sui social. «La cosa che mi fa rabbia è questa – si sfoga – ok, se fosse una rapina, ma che mi aggrediscano per il mio lavoro non lo posso accettare. È un reato fare business? Si parla tanto della paura del crollo dell’industria del lusso e allora perché il mio non deve essere considerato un lavoro?».
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