La protesta
Avvisi di pagamento: i cittadini si organizzano e si rivolgono a un legale
Sono 1.400 le richieste per presunte morosità sulla scuola «Chi ritiene di essere vittima di un errore si rivolga a noi»
Sul caso dei 1.400 avvisi di pagamento inviati dal Comune alle famiglie per arretrati relativi ai servizi mensa, nido, scuolabus e attività estive «va fatta chiarezza».
A chiederlo è un gruppo di genitori che, dopo essersi rivolti ad un avvocato per fare il punto della situazione e, nel caso, tutelarsi, prendono posizione. Con una missiva che chiama a raccolta le altre famiglie interessate dai solleciti.
«Alla luce delle nuove notizie che parlano di quasi 1.400 avvisi inviati a, presunti morosi nei confronti del Comune per i servizi dedicati ai bambini, abbiamo deciso di organizzarci per valutare ogni dettaglio di questa procedura. In molti casi – si legge in una nota a firma dei genitori utenti – ci vengono richieste cifre da capogiro: per intendersi più di 1.000 euro per il servizio mensa, trasporto, nido o centri estivi. Alcuni di noi, a cui erano state inviate queste bollette, hanno fortunatamente ritrovato le ricevute, mentre altri, pur essendo sicuri di avere pagato, non sono più in possesso delle cedole per vari motivi. Parliamoci chiaro: nessuno di noi si sarebbe mai aspettato una richiesta del genere dopo tanti anni anche perché il regolamento comunale in questo contesto e su questi servizi, parla di solleciti a 60 giorni e non di richieste di pagamento inviate a domicilio dopo quattro o ancora cinque anni», precisano i genitori. Che aggiungono: «Inizialmente pensavamo che fossero dei casi isolati, ma il numero significativo di avvisi inviati a domicilio ci fa pensare ad un disguido nel sistema di gestione degli uffici comunali preposti. Ogni genitore che ha ricevuto un bollettino “pazzo” ed è sicuro di avere pagato, che abbia o meno le ricevute in suo possesso, può comunque scrivere ad un apposito indirizzo di posta elettronica, per condividere la propria posizione e trovare insieme la soluzione migliore. L’indirizzo di riferimento è 1394bollettepazze@gmail. com».
Un percorso, quello deciso da questo gruppo di genitori, che sta riscuotendo, a quanto pare, nuove adesioni giorno dopo giorno.
Dal Comune, al momento, nessuna risposta, se non il ribadire che i servizi in questione – che vanno dal 2014 al 2017 per un insoluto di 350 mila euro – non risultano mai essere stati pagati e che comunque, per ogni chiarimento, basta rivolgersi all’ufficio scuola.
Sugli avvisi di pagamento inviati, invece, a famiglie che effettivamente avevano già versato quando dovuto e che sono in possesso delle regolari ricevute, l’assessore alla pubblica istruzione, ai lavori pubblici e alla gentilezza Francesca Bresciani, nei giorni scorsi, era comunque stata lapidaria: i casi in questione «erano meno di 5, di cui 2 per omonimie». Nel frattempo, però, le famiglie interessate, reclamano chiarezza. —
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