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Sos per il Massaciuccoli «Così il lago muore»

Cesare Bonifazi
Sos per il Massaciuccoli «Così il lago muore»

Dall’associazione Rivivilago denunciano lo stallo sul rilancio: tante questioni aperte e mancano i decreti sulle successioni

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massarosa. Tante parole e pochi fatti. Questo in sintesi il pensiero degli attivisti di Rivivilago che da tempo stanno cercando di smuovere la situazione di stallo che ruota intorno al lago di Massaciuccoli. Ci sono aperte numerose questioni: quella degli appostamenti fissi, delle bilance, dei fuoribordo e dei ricoveri dei barchini. Tutti temi che la politica, sia di destra che di sinistra, ha affrontato a fasi alterne. Ma la situazione è irreparabilmente sempre la stessa. Ovvero il nulla. Per questo Eros Venturi, dell’associazione Rivivilago, chiede che questa condizione di stasi venga superata al più presto, «per il bene stesso del lago».

E spiega: «Sugli appostamenti fissi ci sono stati voti unanimi in consiglio comunale e poi in Regione, su proposta della leghista Montemagni, dove si è votato per il passaggio successorio. Ancora però non ci sono i decreti attuativi ed è stato tutto rimandato al rinnovo del piano faunistico che è scaduto nel 2015».

Ci sarà dunque da aspettare un bel po’: «Oltre a quello, c’è anche la questione delle bilance su cui si attende lo svincolo paesaggistico. L’ex giunta di Massarosa se ne era occupata ma niente è stato risolto». Il problema infatti è che sotto il profilo strutturale vengono considerate come delle case e quindi per metterle a posto c’è bisogno di tutta una documentazione che fino ad adesso è completamente inesistente. Questo rende impraticabile il recupero.

«Sui ricoveri dei barchini il discorso è ancora diverso - spiega Venturi - Dato che sono solamente strutture a tettoia che servono per le imbarcazioni, il parco aveva deciso di individuare quattro o cinque zone intorno agli argini per i nuovi ricoveri: quelli in buono stato venivano lasciati intatti mentre gli altri, con regolare autorizzazione, avrebbero avuto quegli spazi-darsena. Ma anche di questo provvedimento non sappiamo più niente».

Esiste poi la questione fuoribordo, le barche con il motore a scoppio sono vietate alla navigazione dal 1994: «Le condizioni che portarono a quel divieto non possono essere tenute ancora in considerazione. Adesso esistono soluzioni che possono essere sostenibili e che potrebbero davvero aiutare nella navigazione, che adesso con i motori elettrici è difficoltosa per motivi di spazio e di durata della carica. Il tema del fuoribordo è necessario per promuovere il territorio e sarebbe essenziale per tutta una serie di ragionamenti futuri sul turismo. Altrimenti il lago rischia di morire». —

Cesare Bonifazi

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