La protesta
Sfilata lenta, il regista dei corsi si difende «Le coreografie ormai sono tutte a terra»
Per Stefano Nari è quasi impossibile accelerare il corteo: «Andrebbe tolta qualche costruzione, ma non è nostra intenzione»
. «Né lento, né veloce, è il corso spettacolo». Se esistesse una réclame in stile Carosello delle sfilate di Carnevale, di quelle in bianco e nero e con la voce fuori campo, Stefano Nari probabilmente trasformerebbe questo suo virgolettato in uno slogan. L'ex consigliere d'amministrazione della Fondazione Carnevale, al quale è affidata la regia dei corsi mascherati, risponde alle critiche sulla lentezza della sfilata di domenica scorsa. Aggiungendo che, se davvero si vuole velocizzare il giro di carri, carrette e mascherate sui viali a mare, bisogna necessariamente eliminare qualche voce. Tagli che, tuttavia, non rientrano nei piani degli attuali vertici della Fondazione Carnevale. «Chi ha detto che in tre ore e un quarto non è stato effettuato un giro completo dovrebbe farsi aggiustare l'orologio », esordisce Nari ridendo: «Il Corso è durato tre ore precise-precise. Ma per carità, non voglio fare alcuna polemica: è solo una puntualizzazione».
Che fossero 180 o 195 minuti, però, resta il fatto che nessun carro si è fermato esattamente da dove era partito al triplice colpo di cannone: «Sì, è vero, il carro dei fratelli Cinquini avrebbe dovuto arrivare fino da Fappani anziché frenare all'altezza dell'hotel Palace: ma che cambiava? L'importante, secondo me, è che le costruzioni riescano a effettuare un giro fatto bene: sfileremmo più velocemente solo se ci fosse poca gente sui viali a mare o in caso di pioggia battente, ma non mi farebbe gusto. E comunque tutti sono passati davanti alle tribune».
Se è una leggenda metropolitana che "una volta i cari erino più grandi", è innegabile che in passato le costruzioni riuscivano a completare un giro, se non addirittura qualcosina di più, in tre ore. Con un numero più o meno identico di opere in cartapesta e tante bande musicali. «Sì, forse arrivavano a un giro e un quarto: non ho però memoria di sfilate in cui siano stati effettuati due giri dei viali a mare. Anzi, credo sia impossibile: il circuito è quello, è lungo due chilometri».
Inevitabile chiedersi e chiedere se non varrebbe forse la pena accorciarlo. «Andrebbe provato, anche se credo sia rischioso. Se proprio si vogliono ridurre i tempi di sfilata, bisogna togliere qualcosa. Ma che faccio? Levo le carrette? No, non è nelle nostre corde». Su un punto Nari è in accordo con chi si lamenta della lentezza del corso mascherato: i figuranti dei carri, ormai, sono tutti a terra. «Ci ho fatto caso quando dovevo far salire Miss Italia sul carro di Edoardo Ceragioli: a bordo ci sono sempre meno maschere. Se consideriamo sia quelli in concorso che le pedane aggregative arriviamo a qualcosa come tremila persone». Una scelta, quella dei carristi, dettata più da motivi di sicurezza - le costruzioni sono in qualche modo considerate cantieri viaggianti - che non da esigenze artistiche. Difficile - forse? - pensare di tornare indietro ai tempi in cui in mezzo ai mascheroni ballavano e saltavano decine e decine di figuranti. E comunque «nessuna coreografia a terra sfora il limite di otto minuti fissato per completare l'attraversamento di piazza Mazzini sia lato mare che lato monte», fa sapere Nari, munito a ogni corso di un cronometro per calcolare il tempo impiegato dai carri per andare da Fappani a Liu Jo e dall'hotel Bellariviera all'incrocio con via XX Settembre.
Nari, poi, difende anche la scelta di far girare maschere isolate e pedane aggregative in fila indiana, uno dopo l'altro: «Non risolverebbe il problema della lentezza del corso, se di problema vogliamo parlare. Oltretutto, verrebbe fuori solo un cacciucco che andrebbe a danno dello spettacolo. E non voglio passare per presuntuoso, anzi: mi riguardo i corsi alla televisione per capire cosa migliorare e mi pare che sia un bello spettacolo e che non ci siano dei buchi clamorosi fra un carro e l'altro». —
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